Il giudice onorario del Tribunale per i Minorenni di Catanzaro, dott. Massimo Barbieri: «Non possiamo più abbassare la guardia»
È un fenomeno che preoccupa sempre di più quello del consumo di sostanze stupefacenti tra i minorenni. Anche in Calabria, infatti, i dati evidenziano una situazione che richiede attenzione, prevenzione e interventi concreti.
Secondo i dati contenuti nella Relazione annuale al Parlamento 2025, sono quasi 350 mila gli studenti under 18 che hanno dichiarato di aver fatto uso di sostanze nell’ultimo anno: si tratta del 23% della popolazione scolastica minorenne, in aumento rispetto al 20% registrato nel 2024.
Un quadro preoccupante che trova riscontro anche sul territorio calabrese. Un giovane su quattro tra i 15 e i 19 anni avrebbe dichiarato di aver fatto uso di sostanze nell’ultimo anno. A questo si aggiunge il fenomeno dell’isolamento sociale, che coinvolgerebbe circa 26 mila minorenni.
Numeri che impongono una riflessione più ampia sulle condizioni di disagio vissute dalle nuove generazioni e sulla necessità di rafforzare la rete di prevenzione e di assistenza.
A lanciare l’allarme è il dott. Massimo Barbieri, Giudice onorario del Tribunale per i Minorenni di Catanzaro, che richiama istituzioni, famiglie e territorio alla responsabilità.
«Non possiamo più abbassare la guardia – sottolinea Barbieri –. Dietro questi numeri c’è un disagio profondo. Serve più prevenzione vera nelle scuole, più supporto alle famiglie e una forte alleanza tra istituzioni e territorio».
Positivo, secondo il giudice, lo stanziamento di 11 milioni di euro destinati ai SerD, ma ora occorre trasformare le risorse in servizi realmente presenti e accessibili sul territorio.
Particolare attenzione viene richiesta per le province di Cosenza, Reggio Calabria, Crotone, Catanzaro e Vibo Valentia, dove è necessario rafforzare i presidi e garantire un’azione capillare di prevenzione, ascolto e sostegno.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto il contrasto alle sostanze stupefacenti, ma soprattutto la capacità di intercettare precocemente il disagio dei ragazzi, offrendo loro ascolto, opportunità e punti di riferimento.
La prevenzione, in questo senso, deve partire dalle scuole e dalle famiglie e coinvolgere in modo coordinato istituzioni, servizi sanitari, mondo educativo e associazioni. Perché dietro ogni statistica c’è un ragazzo, una famiglia e una storia che può ancora essere aiutata.