Una lettera che vale più di mille comizi: il mio dialogo con Walter Veltroni e il rimpianto per ciò che abbiamo perso

Articolo di Mario Murdolo.

Ieri, in un altro mio articolo, parlavo del progressivo dileguarsi di quegli accalappiatori di voti che, puntualmente, si presentano durante le campagne elettorali per sostenere candidati spesso sconosciuti al territorio, salvo poi sparire nel nulla una volta concluse le elezioni.

Oggi, riordinando alcune vecchie carte, mi sono imbattuto in un documento che mi ha profondamente emozionato e che mi ha riportato indietro nel tempo: una lettera datata Roma, 2 luglio 1999, firmata da Walter Veltroni, allora segretario nazionale dei Democratici di Sinistra.

Una lettera che, per me, vale più di mille comizi.

Era la risposta a una mia precedente comunicazione, nella quale avevo espresso apertamente disapprovazione e preoccupazione per la linea politica del partito, soprattutto alla luce dei risultati delle elezioni europee e amministrative del giugno 1999.

A distanza di oltre ventisette anni, ciò che continua a colpirmi non è soltanto il contenuto politico di quella risposta, ma soprattutto il gesto.

Pensateci: il segretario nazionale di uno dei più importanti partiti italiani che trova il tempo e la sensibilità di rispondere a un semplice segretario di sezione di un piccolo paese della Vallata dello Stilaro, in Calabria.

Io, che mi consideravo l’ultima ruota del carro, un umile militante impegnato quotidianamente nella vita politica del mio territorio, ricevevo una risposta direttamente dal massimo dirigente del partito.

Un gesto di rispetto, attenzione e considerazione che oggi, purtroppo, appare quasi impensabile.

Non era soltanto una lettera. Era il segno di una politica che sapeva ancora ascoltare, confrontarsi e riconoscere dignità anche alla voce dell’ultimo militante.

La lettera di Walter Veltroni del 2 luglio 1999

Riporto di seguito il contenuto della lettera, con alcuni interventi di punteggiatura e correzione dei refusi per facilitarne la lettura, senza modificarne il significato.

Roma, 2 luglio 1999 – Democratici di Sinistra

Caro compagno Mario Murdolo,

ho letto con molta attenzione la lettera che hai scritto a commento del voto europeo e amministrativo di giugno.

Ne ho ricevute tante come la tua, contenenti commenti simili: considerazioni, ricerca di motivazioni, critiche, suggerimenti, delusioni e speranze. Tutte, però, animate da una forte passione politica. E questo mi sembra, in ogni caso, un buon segnale di vivacità e del giusto modo di reagire di fronte alle difficoltà, delle quali il caso di Bologna è stato la manifestazione più evidente.

Siamo perciò impegnati in una seria e impietosa riflessione sui nostri limiti e sulla necessità di porvi rimedio, cambiando in modo profondo. Il nostro lavoro delle prossime settimane sarà tutto proteso a rinnovare, anche radicalmente, il partito e la sua classe dirigente.

Dobbiamo recuperare pienamente un’anima nel nostro modo di fare politica, rilanciando valori e ideali senza i quali anche una grande forza di sinistra viene percepita come conservatrice.

Rinnoviamo e apriamo il partito, offrendo un contributo all’unità delle forze riformiste e al rilancio dell’Ulivo dal basso, in tutto il Paese.

È questa una condizione fondamentale per non regalare il Paese alle destre e per candidare le forze del centrosinistra al governo dell’Italia.

Tutto questo mentre dobbiamo, con il governo guidato da Massimo D’Alema, continuare quella coraggiosa azione riformista e di cambiamento del Paese, avviata dal 2 aprile 1996, che abbia il segno dell’innovazione e un forte contenuto di giustizia e solidarietà sociale, da concordare con le parti sociali, a partire dai sindacati.

Una coraggiosa azione che dobbiamo anche saper comunicare meglio, eliminando ingiustizie e dannosi allarmismi, come è avvenuto, per esempio, con la vicenda delle pensioni a due giorni dal voto di ballottaggio, e riproponendo la questione decisiva della garanzia di una reale par condicio e dei conflitti di interessi.

Colgo l’occasione per ringraziarti delle osservazioni davvero interessanti e utili al nostro dibattito politico e al nostro lavoro, e per inviare a te un caro saluto.

Walter Veltroni

Una lezione di umiltà politica che oggi sembra dimenticata

Rileggendo quelle parole, ho ritrovato una qualità che considero sempre più rara nella politica contemporanea: l’umiltà di riconoscere i propri errori.

Walter Veltroni, pur ricoprendo un incarico di enorme responsabilità, non cercava semplicemente giustificazioni per una sconfitta elettorale. Riconosceva la necessità di una riflessione seria, persino impietosa, sui limiti del partito e sulla sua classe dirigente.

Parlava di rinnovamento, di ideali, di giustizia sociale, di solidarietà e, soprattutto, della necessità di recuperare un’anima nel modo di fare politica.

Sono parole che, ancora oggi, conservano una straordinaria attualità.

In quella lettera non ho trovato arroganza, superiorità o distacco. Ho trovato schiettezza, rispetto e una sincera volontà di dialogo.

E questo, per chi come me ha dedicato tanti anni alla militanza politica, rappresenta qualcosa di prezioso.

Dal grande partito di Berlinguer alla crisi della sinistra

Non posso però nascondere la mia amarezza per ciò che è accaduto negli anni successivi.

Ho vissuto con passione la stagione del grande Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer, una forza politica che, pur con tutti i suoi limiti, aveva un’identità, una struttura, una presenza capillare nei territori e un rapporto autentico con i propri militanti.

Un partito nel quale le sezioni rappresentavano luoghi di confronto, partecipazione e crescita democratica.

A mio giudizio, quel patrimonio politico e umano è stato progressivamente disperso.

Ritengo che dirigenti e gruppi di potere, più interessati alla conservazione delle proprie posizioni che al rinnovamento della sinistra, abbiano contribuito a indebolire un’intera tradizione politica.

Anche il progetto di Walter Veltroni, fondato sulla necessità di rinnovare e rilanciare una grande forza progressista, ha incontrato ostacoli, contraddizioni e resistenze.

E mentre figure come Veltroni sono state progressivamente allontanate dalla guida politica, altri protagonisti hanno continuato a occupare incarichi e posizioni di responsabilità, senza riuscire, a mio parere, a restituire alla sinistra la credibilità e il radicamento di un tempo.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una sinistra spesso distante dai territori, incapace di ascoltare fino in fondo il disagio dei cittadini e troppo frequentemente prigioniera delle proprie divisioni.

Gli accalappiatori di voti e la politica che scompare dopo le elezioni

Ed è proprio qui che ritorno alla riflessione da cui ero partito.

Un tempo, un semplice segretario di sezione poteva scrivere al proprio segretario nazionale e ricevere una risposta.

Oggi, invece, capita troppo spesso di assistere a campagne elettorali nelle quali si presentano candidati quasi sconosciuti, accompagnati da personaggi che chiedono voti e promettono attenzione ai problemi del territorio.

Poi, una volta terminate le elezioni, molti di loro scompaiono.

I cittadini restano con i propri problemi, mentre chi ha ottenuto consenso sembra dimenticare rapidamente gli impegni assunti.

È questa la politica che non riesco ad accettare.

Una politica fatta di apparizioni, promesse e convenienze personali, anziché di presenza costante, responsabilità e confronto.

E trovo ancora più amaro che alcuni di coloro che continuano a richiamarsi agli ideali della sinistra sembrino aver dimenticato proprio quei valori di partecipazione, uguaglianza e solidarietà che dovrebbero rappresentarne il fondamento.

Non basta definirsi comunisti, progressisti o democratici. Bisogna dimostrarlo attraverso i comportamenti, il rispetto delle persone e l’impegno concreto.

Il valore di una lettera e il rimpianto per una politica perduta

Quella lettera del 2 luglio 1999 oggi rappresenta per me molto più di un ricordo personale.

È la testimonianza di un modo diverso di intendere la politica.

Walter Veltroni avrebbe potuto ignorare la mia lettera. Avrebbe potuto affidare la risposta a una formula burocratica, oppure non rispondere affatto.

Invece, quella comunicazione arrivò, portando con sé parole di riconoscimento per le mie osservazioni e per la passione politica che le aveva ispirate.

Per me fu motivo di orgoglio allora e continua a esserlo oggi.

Non perché cercassi un riconoscimento personale, ma perché quel gesto dimostrava che anche la voce di un piccolo segretario di sezione della Vallata dello Stilaro poteva essere ascoltata ai vertici nazionali.

Era questa la grandezza della politica: far sentire ogni militante parte di una comunità, indipendentemente dal ruolo ricoperto.

Oggi, dopo tanti anni, provo nostalgia per quella stagione e amarezza per le occasioni perdute.

Nonostante tutto, continuo a credere che la politica possa e debba recuperare il valore dell’ascolto, della partecipazione e della coerenza.

Perché i partiti non si costruiscono soltanto nei palazzi del potere, ma soprattutto nelle sezioni, nelle piazze, nei piccoli paesi e nel rapporto quotidiano con le persone.

E forse è proprio questa la lezione più importante che quella vecchia lettera mi ha restituito.

Un segretario nazionale che risponde a un umile militante dimostra più rispetto per la democrazia di tanti dirigenti che, dopo aver chiesto e ottenuto il voto, dimenticano persino il volto dei propri elettori.

Ecco perché conserverò sempre quella lettera con orgoglio e commozione.

Perché, in fondo, una lettera sincera può valere più di mille comizi. E il rispetto per chi crede nella politica vale più di qualsiasi poltrona.

Pubblicato da Tele Montestella

Rete web televisiva della Vallata dello Stilaro con sede a Pazzano (RC). Tele Montestella arriva sui social 2010 diventando poi una pagina Facebook nell’aprile 2013 ma possiamo dire che l’idea e le prime iniziative di informazioni nascono 1982. Un giovane Antonio Russo, ora presidente dell’Associazione Radio Tele Montestella Web”, iniziò ad appassionarsi al mondo delle comunicazioni quando suo padre Ciccio Russo comprò la sua prima telecamera. Da lì inizio una ricca documentazione sulla Vallata dello Stilaro ed oltre, cimentandosi anche nella realizzazione di Radio arrivando a creare il primo canale televisivo Tele Montestella. Oggi la comunicazione si è spostata sui social, sono cambiati i mezzi ma l’obiettivo è uguale: informazione e valorizzazione della nostra Vallata dello Stilaro e di tutta la Calabria, condividendo con voi la bellezza, le tradizioni e tutto ciò che questa terra ha da offrire.

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