C’è un tratto di costa, tra Santa Caterina dello Ionio e Guardavalle, dove il tempo sembra essersi fermato prima che qualcuno decidesse che ogni metro di sabbia dovesse avere un prezzo. Qui la terra si spacca in forme scultoree che raccontano milioni di anni di erosione e il mare Ionio si stende davanti senza un ombrellone a interromperne la vista.
I calanchi sono formazioni geologiche modellate dall’acqua e dal vento su terreni argillosi, che le piogge scavano nel tempo, creando creste affilate e canaloni che si intrecciano come rughe nella terra. Formano un paesaggio quasi lunare, ocra e rossastro, che si accende al tramonto. Qui si affacciano quasi sul mare, in un contrasto raro tra la durezza scolpita della terra e la morbidezza infinita dell’acqua. È la prova che un territorio lasciato libero di essere se stesso genera bellezza senza bisogno di alcun intervento umano.
Da qui la bellezza di una spiaggia senza padroni.
Camminare su questa spiaggia libera significa fare i conti con l’essenziale. Non ci sono lettini allineati, non c’è musica a tutto volume, non c’è nessuno che chieda se hai prenotato. C’è solo la sabbia, il rumore delle onde, il vento che porta il profumo della macchia mediterranea.
È una libertà oggi quasi rivoluzionaria. Mentre gran parte del litorale italiano è stato spezzettato, recintato, tariffato metro per metro, trovare un tratto di costa ancora libero è un privilegio da custodire come una cosa rara, non da sacrificare al primo che offre un affitto. Qui ci si siede dove si vuole, si entra in mare senza attraversare corsie di ombrelloni. È una serenità che non si compra: quella di sentirsi ospiti della natura, non clienti di un servizio.
Ormai, in troppi posti d’Italia, la costa, bene comune per definizione, è ridotta a un mosaico di concessioni private che si tramandano per decenni a canoni ridicoli, mentre chi vuole solo un pezzo di spiaggia libera deve spesso camminare chilometri per trovarlo. Ogni ombrellone in più piantato dove prima c’era una duna, ogni chiosco cresciuto fino a diventare un piccolo centro commerciale sulla sabbia, ogni parcheggio a pagamento ricavato rubando spazio alla costa naturale non è un destino: è una scelta. Ed è una scelta miope, che vende il paesaggio a pezzi per un incasso stagionale, dimenticando che un litorale sfregiato non torna più com’era.
La bella politica, quella che sceglie di proteggere, per fortuna esiste ancora: è quella di chi decide di lasciare la costa davvero libera, senza cederla al miglior offerente. È una politica meno appariscente, che non produce inaugurazioni né grandi titoli, ma che vale più di ogni altra. Proteggere significa avere il coraggio di dire no a un guadagno immediato in nome di qualcosa che appartiene a tutti, oggi e domani. Le amministrazioni e le comunità che difendono questi tratti di costa, che resistono alla tentazione di riempirli di cemento, stanno facendo la cosa più preziosa che si possa fare per un territorio: lasciarlo respirare.
Chi conosce questi luoghi sa che il mare non ha bisogno di essere addomesticato per essere bello. Ha solo bisogno di essere lasciato in pace. Ogni volta che si cammina su questa sabbia libera, tra i calanchi e l’azzurro dello Ionio, si capisce che la vera ricchezza di un territorio non sta in quanto riesce a vendere, ma in quanto riesce a preservare.
La Calabria ha ancora questi tesori. Sta a chi la abita, e a chi la governa, decidere se farli restare un patrimonio comune o farli diventare l’ennesimo pezzo di costa consegnato al cemento.
Maria Antonietta De Francesco
(Segreteria PD del Circolo di Santa Caterina dello Ionio, Vicesegretaria della Federazione PD di Catanzaro)