Come nasce questo lavoro
Il processo realizzativo dell’elaborato finale si sviluppa nel quadro del progetto di Servizio Civile Universale dal titolo “Archeologia Industriale e Tradizioni Artigianali in Calabria”, svolto presso la Pro Loco di Bivongi da maggio 2025 a maggio 2026.
Nel corso di questi dodici mesi, insieme ai miei colleghi volontari, sono stato protagonista di numerose attività sul territorio: iniziative fondamentali che hanno favorito la partecipazione attiva della comunità, coinvolgendo generazioni e fasce d’età differenti in un percorso condiviso di riscoperta culturale e identitaria.
Molte di queste esperienze richiamavano attività che avevo già promosso in passato con altre associazioni. Proprio per questo motivo sentivo il bisogno di dare una dignità diversa e unica al lavoro svolto durante il Servizio Civile. Non volevo riproporre qualcosa di già visto, ma lasciare un segno tangibile, capace di raccontare in pochi minuti ciò che ho visto, letto e imparato durante questo intenso percorso di ricerca.
Spinto dal desiderio di esplorare ancora più a fondo un territorio che già conoscevo, camminando sui sentieri della nostra storia e toccando con mano l’eredità lasciata da chi ci ha preceduto, ho scelto di dedicare il mio elaborato finale alla creazione di un video. Ho utilizzato il linguaggio con cui credo di esprimermi meglio per trasmettere un messaggio chiaro, diretto e propositivo.
Ne è nata una riflessione profonda che custodisce una forte volontà di rivalsa: guardare a ciò che siamo stati non significa celebrare nostalgicamente il passato, ma trovare la forza per guardare avanti.
Il progetto originario dell’Associazione Promozione Italia ETS, Ente Nazionale di Servizio Civile, nasceva con l’obiettivo di coinvolgere i giovani volontari nella riscoperta attiva del patrimonio locale, cercando di creare un filo conduttore tra territori geograficamente distanti ma culturalmente affini, collegando Calabria, Sardegna e Sicilia.
Nel contesto specifico della Vallata dello Stilaro, e in particolare nel territorio di Bivongi, l’avvio delle attività ha potuto beneficiare di un importante vantaggio documentale: il meticoloso lavoro di mappatura, ricerca e recupero culturale svolto negli anni dall’associazione A.C.A.I. e, in particolar modo, dal Professore Danilo Franco, punto di riferimento fondamentale nella divulgazione della storia industriale di centri produttivi come Mongiana, Pazzano, Bivongi e la Ferdinandea.
La disponibilità di libri, fonti archivistiche e immagini ha reso possibile una profonda fase preliminare di studio, seguita dalla visita diretta dei luoghi e dalle riprese sul campo, realizzate anche grazie al supporto di preparate guide ambientali attive nel territorio. Un ringraziamento particolare va all’Ingegnere Emanuele Valenti per il tempo dedicato e all’amico Mario Tisano, sempre disponibile e presente.
Identità visiva
Sebbene l’idea iniziale fosse orientata verso la produzione di un documentario classico, la volontà di generare un impatto comunicativo più incisivo ha guidato l’evoluzione del progetto verso una sintesi espressiva differente.
Il linguaggio scelto unisce la cruda inquietudine meridionalista a un registro intimo e poetico, capace di parlare direttamente alla sensibilità dell’osservatore.
Il risultato è un’opera video di circa due minuti: una durata breve che, tuttavia, custodisce un enorme e faticoso lavoro autoriale e tecnico. All’interno del progetto ho ricoperto ogni ruolo della catena produttiva, dalle riprese alla scrittura dei testi, dalla registrazione della voce narrante fino al montaggio finale.
Nel video compare il logo “DanCeljak”, nome d’arte utilizzato non a scopo promozionale o commerciale, ma come firma autoriale e archivio digitale personale. L’utilizzo di questo brand nasce dalla volontà di catalogare nel tempo le mie produzioni dedicate al territorio, creando una raccolta documentale e identitaria dei luoghi raccontati e garantendo la paternità delle opere realizzate.
Una nuova visione del Meridione
Dal punto di vista tematico, l’opera compie una scelta precisa rispetto alla tradizionale narrazione storiografica locale. Pur assimilando i dati della ricerca culturale esistente, ho scelto di accantonare le consuete rivendicazioni politiche legate al post-unitarismo e la retorica del rimpianto.
Il focus non è rivolto alla nostalgia per la ricchezza mineraria perduta né alla richiesta di riaprire i siti estrattivi. Al contrario, il video celebra antropologicamente la forza di volontà, la caparbietà e il saper fare antico delle generazioni che ci hanno preceduto, capaci di edificare strutture monumentali in condizioni estremamente complesse.
L’opera si traduce così in un messaggio finale di riscatto:
“La montagna non ha smesso di dare i suoi frutti, è l’uomo che ha rinunciato a coltivarli.”
Se in passato la principale risorsa era rappresentata dai minerali, oggi il territorio offre nuove possibilità di ripartenza economica attraverso l’agricoltura, l’artigianato e il turismo culturale.
L’elaborato si configura quindi come un invito alla cittadinanza attiva e alla reazione, esortando le nuove generazioni a superare la cultura del vittimismo per trasformare la memoria storica in un motore concreto di sviluppo per il presente.
Dobbiamo raccogliere il coraggio dei nostri antenati e applicarlo all’oggi, per costruire una vera rinascita economica, sociale e culturale. Questa lungimiranza non significa inseguire il ripristino di grandi industrie ormai anacronistiche, ma investire con intelligenza su ciò che possediamo già: la terra, l’agricoltura e la montagna.
Non dobbiamo essere soltanto custodi del passato, ma autentici costruttori del futuro.
Buona visione.
Articolo di Mario Murdolo