Articolo di Francesco Marrapodi.
Ci sono esistenze segnate da un disegno eterno; anime che Dio pone sul cammino degli uomini come feritoie di luce laddove le tenebre si fanno così dense da oscurare il sole. Sono i porti di grazia in cui convergono i naufraghi della vita, sorgenti pure che alimentano il fuoco della speranza. E se oggi questo richiamo mistico risuona tra i sentieri e le pietre della Calabria, non può che legarsi a un solo nome: Don Giovanni Zampaglione. In questa nostra terra abituata a masticare il silenzio e la solitudine, si levava un grido straziante che invocava una guida votata al Cielo. Qualcuno capace non solo di annunciare la Parola, ma di spingere lo sguardo fin dentro gli abissi dell’anima, laddove gli uomini custodiscono il timore dell’esistere. Ebbene, in quell’oscurità Don Giovanni si cala ogni giorno, facendosi ultimo tra gli ultimi, per testimoniare la forza della speranza e dell’amore, passo dopo passo.
Don Giovanni, che molti conoscono come “l’influencer di Dio”, cammina nel cuore della realtà, rivestito della fragranza della nostra terra e del profumo di un Vangelo vissuto come fuoco vivo.
UN PELLEGRINAGGIO D’AMORE, TRA L’ ALTARE E I SENTIERI DELLA CALABRIA
Fu nel giugno del 1998 che Don Giovanni pronunciò quel “Sì” assoluto, un’offerta totale e irrevocabile di sé all’Altissimo. Da quel momento, i suoi passi sono diventati lo strumento della Provvidenza. Ha camminato instancabilmente, Don Giovanni. Ha consumato i calzari e l’anima lungo le vie della nostra arcidiocesi, spingendosi a cercare proprio coloro che si erano smarriti nell’ombra più fitta. Ha spezzato il pane della Parola con la tenerezza di una madre e la saldezza di un padre, da Brancaleone a Galati e Staiti. Poi, per tredici lunghi anni, il suo ministero si è radicato a Marina di San Lorenzo e Roghudi. Tredici anni: un altare di confessioni sussurrate all’alba, lacrime asciugate sul ciglio della strada, notti intere trascorse in ginocchio a intercedere per chi aveva smarrito la fede. Lì, in quel silenzio solenne, ha impresso il sigillo del suo amore nei cuori della gente, lasciando ferite di nostalgia sacra che il tempo non potrà mai cancellare.
IL MISTERO PROFONDO DIETRO L’ OPERA DI UN SERVO DELL’ AMORE DIVINO
L’amore di Dio non concede riposo alle anime elette. Nel settembre del 2022, una nuova mozione dello Spirito lo ha strappato alle sue certezze per inviarlo a Masella, dinanzi all’altare dei Santi Cosma e Damiano, e tra le comunità di Montebello Jonico. Tra le valli solitarie dell’Area Grecanica, dove le montagne sembrano quasi schiacciare i pensieri e isolare gli uomini.
Lì, Don Giovanni si è manifestato da subito come il pastore biblico, pronto a scendere con il suo gregge negli inverni più rigidi e cupi dello spirito. Egli soffre con chi è nel dolore, piange con chi versa lacrime, offrendo la stessa profonda compassione che Cristo rivolgeva alle moltitudini smarrite di Gerusalemme. In questo quotidiano martirio d’amore, Don Giovanni riceve forza anche dalla sua stessa terra, la Calabria, custode di una fede ancestrale e rocciosa, scolpita nella pietra dei calvari e custodita nel pianto dignitoso e orante delle sue madri.
I CANALI DIGITALI COME PULPITO: UNA MOLTITUDINE CONNESSA CON IL CIELO
Un incendio dello Spirito di tale portata non poteva restare confinato tra le mura di un tempio di pietra. Guidato da un profetico intuito, Don Giovanni ha compreso che le anime più ferite, i moderni “lebbrosi” dello spirito, oggi difficilmente siedono tra i banchi delle chiese. Esse vagano nelle piazze del mondo virtuale, cercando uno sguardo di misericordia, privo di giudizio, dietro lo schermo di un telefonino. È lì, in quell’immenso areopago digitale, che Don Giovanni ha edificato la sua cattedrale: un ritrovo di fede potentissimo, capace di accogliere a sé oltre 150.000 anime. Nelle sue mani, la tecnologia viene spogliata di ogni vanità terrena ed egoismo; diventa terra consacrata, arata dall’amore e seminata di speranza eterna. Ogni pensiero offerto nella notte, ogni parola digitata con le dita stanche dal peso del giorno, si trasforma in una carezza di grazia che squarcia lo schermo. È un’invocazione sussurrata nel vasto oceano del web, una rete calata negli abissi per trarre in salvo chi è in difficoltà.
CUSTODE DELLA BELLEZZA DEL CREATO
Amare le anime, tuttavia, non significa assecondarle nell’errore. Significa avere il coraggio della Verità, parlando con la franchezza dei profeti, che nasce unicamente dal desiderio del Regno di Dio. Don Giovanni incarna questo sacrificio quotidiano: è un uomo che si carica sulle spalle le miserie, i peccati e le speranze del suo popolo, custodendo l’annuncio di Cristo come l’unico tesoro inestimabile per cui valga la pena spendere la vita. Con la grazia di un sorriso che nasconde la forza leonina della preghiera, egli ci ricorda che tutto ciò che siamo appartiene all’Eterno. Ci insegna che quando impariamo a donarci senza riserve nel bene, il Cielo cessa di essere lontano e diventa una realtà che si tocca con mano.
Grazie, Don Giovanni. Grazie per essere questo figlio, questo fratello, questo padre che avanza nel solco glorioso e intramontabile del Vangelo. Grazie perché continua a camminare lungo le strade più impervie dell’esistenza, senza arrendersi mai, pur di ricondurre all’ovile del Padre anche l’ultima delle anime smarrite.