Mancano pochi giorni al 25 aprile, la data in cui l’Italia celebra la Liberazione dal fascismo, dall’odio e dall’oppressione. Era il 25 aprile 1945 quando le brigate partigiane e le truppe alleate posero fine al ventennio più buio della nostra storia, restituendo al Paese la libertà dopo una dittatura sanguinaria e disumana.
Il fascismo aveva cancellato i diritti più sacrosanti: aveva tolto la libertà di parola, perseguitato gli oppositori, represso il mondo del lavoro, incendiato le Camere del Lavoro e i luoghi di incontro dei lavoratori. Furono anni segnati anche dalle persecuzioni razziali contro gli ebrei, deportati nei lager nazisti in nome di un’ideologia fondata sull’odio e sulla discriminazione.
Per questo il 25 aprile non può essere soltanto una ricorrenza. Deve essere una giornata capace di ricordare e condannare quella pagina della storia, ma anche di aiutarci a guardare il presente. Perché ancora oggi non abbiamo imparato fino in fondo che l’odio, il rancore, la violenza e la guerra devono essere rifiutati.
Risuonano più attuali che mai le parole di Papa Francesco: «La guerra è una sconfitta». Un monito semplice e potente, spesso però ignorato. I conflitti continuano, mentre i potenti del mondo sembrano incapaci di fermare la loro mano distruttiva.
La Liberazione non è un museo, non appartiene soltanto al passato. Celebrarla significa pretendere che i diritti per cui tanti uomini e donne morirono – il lavoro, la libertà, la democrazia, l’antifascismo – non restino soltanto parole scritte nella Costituzione, ma diventino realtà concreta nella vita di ogni giorno.
Anche quest’anno, in tutta Italia, associazioni partigiane e movimenti antifascisti organizzeranno cortei, manifestazioni e momenti di incontro. Saranno occasioni di festa, ma soprattutto di riflessione.
Eppure il luogo più importante in cui il 25 aprile deve vivere è la scuola. È tra i giovani che la memoria può diventare speranza. Coinvolgere le nuove generazioni significa formare coscienze antifasciste, antirazziste e pacifiste, capaci di scegliere il rispetto, il dialogo e la solidarietà.
In un tempo in cui troppe controversie vengono ancora risolte con le armi, bisogna insegnare che esiste un’altra strada: quella del confronto, della diplomazia, della pace.
Perché la Resistenza non si celebra soltanto. La Resistenza si insegna.
Articolo di Mario Murdolo