C’è un modo speciale di raccontare un luogo: non limitarsi a descriverlo, ma restituirgli voce, memoria, anima. È ciò che fa Giuseppe De Pietro nel suo nuovo libro, “Nicotera, una volta…”, un volume prezioso e suggestivo che arricchisce il racconto della città di Nicotera con uno sguardo intimo, affettuoso e profondamente autentico.
De Pietro, tra i cittadini più illustri che Nicotera abbia espresso negli ultimi ottant’anni, ha fatto del racconto la propria ragione di vita. La sua vocazione è diventata professione e missione, esercitata soprattutto attraverso la fotografia, che nelle sue mani si trasforma in documento, testimonianza, emozione.
Da sessant’anni, infatti, il suo obiettivo attraversa il mondo. A Roma ha fondato un’agenzia stampa che rifornisce quotidiani e riviste internazionali, facendolo diventare un vero globe-trotter, sempre a contatto con personaggi, storie e situazioni di ogni genere. Eppure, nonostante i viaggi, i successi e le esperienze maturate in ogni angolo del pianeta, il richiamo delle radici è rimasto più forte di tutto.
Era quasi inevitabile, dunque, che un giorno Giuseppe De Pietro dedicasse alla sua Nicotera l’omaggio più delicato e sentito: un racconto fotografico capace di restituire il volto della città della sua infanzia.
“Nicotera, una volta…” è infatti molto più di un libro. È una dichiarazione d’amore. È una finestra spalancata sul passato. È un viaggio nella memoria attraverso 109 fotografie d’epoca – e spesso vere opere d’arte – accompagnate da brevi testi che, pur nella loro essenzialità, sanno evocare atmosfere, incontri, emozioni, dettagli.
Ogni immagine è una pennellata di nostalgia. Ma non si tratta di una nostalgia sterile o malinconica: quella di De Pietro diventa storia, racconto, mito, nutrimento. Le sue pagine restituiscono la Nicotera di un tempo, fatta di volti, strade, piazze, gesti quotidiani, tradizioni e silenzi. Una città che forse non esiste più nella forma di allora, ma che continua a vivere nella memoria di chi l’ha abitata e amata.
Il volume, pubblicato dall’editore Laruffa di Reggio Calabria, si sviluppa in 292 pagine elegantemente curate, da sfogliare lentamente, quasi con rispetto. Perché ogni fotografia, ogni breve nota, ogni dettaglio racchiude un frammento di vita.
Ogni paese meriterebbe un libro come questo. Perché ogni comunità custodisce un patrimonio invisibile fatto di ricordi, luoghi, parole e persone. Ma troppo spesso tutto questo resta disperso, dimenticato, inghiottito dalla fretta del presente. Giuseppe De Pietro, invece, ha saputo fermare il tempo e consegnarlo alle generazioni future.
Per leggere – o anche solo sfogliare – “Nicotera, una volta…”, occorre disporsi all’ascolto. Se si vive a Nicotera, bisogna lasciarsi guidare dai luoghi e dalle storie, riconoscendoli come parte integrante della propria vita, delle proprie radici, della propria identità.
Se invece si vive altrove, il libro diventa qualcosa di universale. Le pagine di De Pietro insegnano a guardare con occhi nuovi anche il proprio paese, la propria città, le proprie storie. Ci fanno capire quanto valore ci sia in quelle situazioni quotidiane cui non avevamo mai dato importanza, ma che all’improvviso riemergono e ci restituiscono la parte più autentica di noi.
Ed è qui che avviene la magia. Perché il libro non parla soltanto di Nicotera: parla di tutti noi. Parla della necessità di ritrovarsi, di rallentare, di custodire ciò che conta davvero. In un tempo dominato dalla frenesia, dalla schiavitù multimediale e da mille forme di alienazione, Giuseppe De Pietro ci invita al viaggio più importante: quello interiore.
Lui, che del viaggio nel mondo ha fatto la propria esistenza, ci insegna infatti che il viaggio più bello resta quello dentro sé stessi. Un viaggio silenzioso, fatto di ricordi, di emozioni, di radici.
Ecco perché “Nicotera, una volta…” è un libro da tenere sempre vicino. A portata di mano, di occhi e di cuore. Perché oggi ci emoziona. E domani, quando sentiremo di nuovo il bisogno di ritrovarci, saprà ancora indicarci la strada.