Non conosce soste l’intensa attività di ricerca, studio e sensibilizzazione portata avanti dal Centro regionale di Neurogenetica (CRN) di Lamezia Terme, diretto dal 1996 dalla dottoressa Amalia Cecilia Bruni, neurologa di fama internazionale e figura di riferimento nella lotta contro la malattia di Alzheimer.
Conosciuta nel mondo scientifico per il suo contributo alla scoperta del gene della presenilina 1, associato a una forma ereditaria di Alzheimer, Bruni ha dedicato la propria carriera allo studio delle malattie neurodegenerative. Autrice di numerose pubblicazioni scientifiche, ha ricoperto prestigiosi incarichi nel panorama medico e scientifico nazionale.
Il Centro regionale di Neurogenetica, da lei fondato nel 1996, rappresenta oggi un presidio di eccellenza per lo studio delle demenze degenerative e una struttura di alta specializzazione dell’ASP di Catanzaro.
Dagli archivi una storia straordinaria che unisce la Calabria a Parigi
Tra le attività più significative del Centro emerge una vicenda di grande valore storico e scientifico, che collega Lamezia Terme alla capitale francese.
Come raccontato dalla stessa Bruni, tutto ebbe origine dal ritrovamento, sulla scrivania del neurologo Giovanni Caruso, di alcune lettere nelle quali veniva richiesta una collaborazione per lo studio di una famiglia colpita da Alzheimer ereditario.
Da quel ritrovamento ha preso forma un importante lavoro di recupero e ricostruzione documentale. L’archivio del compianto professor Foncin è stato riaperto e riordinato, consentendo di riportare alla luce materiali preziosi per la storia della ricerca sulle demenze.
Un viaggio a Parigi del gruppo di ricerca del CRN ha permesso di recuperare ulteriore documentazione, fondamentale per ricostruire le complesse genealogie delle famiglie calabresi studiate nel corso degli anni.
Particolarmente significativo è il patrimonio costituito dalle cartelle cliniche provenienti dall’ex ospedale psichiatrico di Girifalco. Tra queste figura un documento risalente al 1904, ben tre anni prima della celebre descrizione della malattia pubblicata da Alois Alzheimer nel 1907.
Una testimonianza storica di eccezionale interesse, considerata di grande importanza per ricostruire le prime osservazioni cliniche riconducibili alla patologia.
A dicembre Amalia Cecilia Bruni debutta in una veste inaspettata: quella di attrice
Ma la dottoressa Bruni non smette di sorprendere.
Nel mese di dicembre sarà protagonista di un’esperienza decisamente insolita rispetto alla sua attività quotidiana: salirà sul palcoscenico entrando a far parte del cast di uno spettacolo teatrale.
L’opera, dal titolo “Perdutamente – Mamma, l’Alzheimer”, affronta ancora una volta il tema della malattia, intrecciando emozioni, memoria, affetti familiari e riferimenti alla devozione per San Gennaro.
Una nuova sfida che testimonia come la sensibilizzazione possa andare oltre i laboratori, gli ambulatori e i convegni scientifici, raggiungendo il pubblico anche attraverso il linguaggio universale del teatro.
Conoscevo già le straordinarie capacità della mia concittadina Amalia Cecilia Bruni come ricercatrice e pioniera nella lotta contro l’Alzheimer. Mai, però, avrei immaginato di vederla anche nei panni di attrice!
E allora voglio rivolgerle un messaggio personale: «Verrò a vederti, Amalia! Voglio proprio scoprire se sul palcoscenico te la cavi bene quanto nella ricerca scientifica!».
Una battuta affettuosa, naturalmente, che nasce dalla stima e dall’ammirazione per una donna capace di portare il nome della Calabria nel mondo attraverso il proprio impegno.
Il valore della solidarietà, del volontariato e del rispetto
Ce ne fossero di persone come Amalia Cecilia Bruni. Donne e uomini che dedicano la propria esistenza agli ammalati, alla ricerca, alla solidarietà e al bene comune.
Persone che si distinguono attraverso i fatti, contribuendo a costruire speranza e fiducia in un mondo troppo spesso segnato da guerre, distruzioni, odio e insicurezza.
Questa riflessione mi riporta a un’esperienza vissuta qualche giorno fa a Placanica, dove ho avuto modo di ascoltare la testimonianza della madre del Santo Bambino.
Le sue parole, semplici ma profonde, mi hanno particolarmente colpito. Per avvicinarsi al Paradiso, ha spiegato, non servono necessariamente imprese straordinarie. Occorre partire da un valore fondamentale: il rispetto.
E ha proposto un piccolo esame di coscienza da compiere ogni giorno:
- Ho rispettato i miei genitori?
- Ho rispettato i miei fratelli?
- Ho rispettato i miei insegnanti?
- Ho rispettato i miei amici?
- Ho trattato il prossimo con dignità e umanità?
Se la risposta è positiva, siamo già sulla buona strada.
Un messaggio che racchiude il significato più autentico della convivenza civile, della solidarietà e dell’amore verso gli altri.
Ed è proprio pensando a questi valori che torno alla figura della mia concittadina Amalia Cecilia Bruni.
Una donna che ha scelto di dedicare la propria vita alla scienza, agli ammalati e alle loro famiglie, trasformando la conoscenza in uno strumento di speranza.
Se il rispetto, la generosità, il volontariato e l’impegno verso il prossimo sono davvero tra le qualità che aprono le porte del Paradiso, allora credo che Amalia Cecilia Bruni abbia tutte le carte in regola.
E intanto, in attesa di applaudirla a teatro, continuiamo ad applaudirla per ciò che ha già fatto e continua a fare nella lotta contro l’Alzheimer.
Articolo di Mario Murdolo