Bivongi ricorda il miracolo di Mamma Nostra: 75 anni fa il paese rischiò di essere cancellato dal torrente Melodari

Ci sono date che un paese non può e non deve dimenticare. Per Bivongi, una di queste è certamente quella dell’ottobre del 1951, quando il nostro piccolo centro rischiò di essere cancellato dalla furia delle acque del torrente Melodari.

Quest’anno ricorre il 75° anniversario di quei giorni terribili, rimasti impressi nella memoria collettiva e tramandati di generazione in generazione come una delle testimonianze più profonde della fede e della devozione dei bivongesi verso la loro amata protettrice, Maria Santissima Mamma Nostra.

Era l’autunno del 1951. Da giorni pioveva incessantemente su tutta la Calabria. Una pioggia violenta, continua, che sembrava non voler concedere tregua. Fu una delle alluvioni più disastrose del secolo, una calamità che mise in ginocchio interi paesi della nostra regione, seminando distruzione, paura e disperazione.

A Bivongi, il torrente Melodari, solitamente tranquillo e silenzioso, si era trasformato in un mostro tumultuoso e aggressivo. Le sue acque, ingrossate oltre ogni limite, minacciavano di travolgere tutto ciò che incontravano sul loro cammino.

La situazione diventava di ora in ora più drammatica. L’acqua avanzava minacciosa verso le abitazioni e la paura si era ormai trasformata in terrore. L’intero paese rischiava una fine tremenda e la popolazione, impotente davanti alla furia della natura, temeva per la propria vita.

Fu proprio in quelle ore di angoscia, quando ogni sforzo umano sembrava ormai inutile, che il parroco di allora, don Cherubino Raspa, ebbe un’intuizione tanto coraggiosa quanto provvidenziale.

Decise di organizzare una processione straordinaria, alla quale partecipò, con profonda fede e speranza, quasi tutta la popolazione di Bivongi.

Al centro della processione, portato a braccia, vi era il quadro più caro ai bivongesi: quello di Maria Santissima Mamma Nostra, la Madonna venerata da secoli come madre e protettrice del paese.

La processione si spinse fino al margine del torrente, là dove il fragore delle acque incuteva paura e il pericolo appariva ormai imminente.

In quel luogo, davanti alla furia della natura, un intero paese si affidò alla propria Mamma celeste, invocandone con fervore la protezione.

Ed è proprio allora che, secondo il racconto tramandato dai nostri anziani, avvenne ciò che ancora oggi a Bivongi viene ricordato con emozione e devozione come «U MIRACULU ’E MAMMA NOSTRA».

La pioggia cessò improvvisamente e le acque del torrente, quasi obbedendo a un ordine superiore, cominciarono lentamente a ritirarsi nel proprio letto.

Il pericolo svanì. La popolazione, che fino a pochi istanti prima aveva temuto il peggio, poté finalmente fare ritorno alle proprie abitazioni, sana e salva.

Per i bivongesi non si trattò di un semplice evento naturale, ma di un autentico prodigio attribuito all’intercessione della loro amata Madonna.

Un miracolo che si aggiungeva a un altro episodio straordinario, risalente a quasi due secoli prima, e che contribuì a rafforzare ulteriormente la venerazione verso Mamma Nostra, considerata da sempre la Madonna dei miracoli.

Le radici di questo culto, infatti, affondano in una storia antichissima.

Bisogna tornare al 1783, anno del devastante terremoto che sconvolse la Calabria, provocando distruzioni e numerose vittime.

Secondo la tradizione religiosa locale, mentre molti centri vicini subirono gravissimi danni, Bivongi venne risparmiata dalla catastrofe grazie alla protezione della Vergine. La comunità attribuì proprio alla sua intercessione il fatto che il paese non avesse subito le devastazioni che avevano colpito gran parte del territorio circostante.

Da allora, la devozione verso Mamma Nostra si è consolidata sempre di più, diventando non soltanto un’espressione di fede religiosa, ma anche un elemento fondamentale dell’identità culturale e delle tradizioni del nostro paese.

Una devozione che non conosce confini geografici.

Ovunque esista una comunità di emigrati bivongesi, infatti, continua a vivere il culto di Mamma Nostra, con celebrazioni, incontri e festeggiamenti che richiamano quelli del paese natio, tradizionalmente legati alla seconda domenica di settembre e al 5 febbraio.

Già nel 1947, in Argentina, i nostri primi emigrati diedero vita alle tradizionali cerimonie religiose in onore della Madonna, mantenendo vivo quel legame spirituale con Bivongi che neppure la distanza di migliaia di chilometri era riuscita a spezzare.

La stessa cosa avvenne a Sydney, in Australia, nel 1995, dove la comunità bivongese continuò a testimoniare il proprio attaccamento alla protettrice del paese.

Ma la fede e l’amore per le proprie radici non si fermano neppure tra i tanti bivongesi emigrati nelle regioni del Nord Italia.

Anche qui, infatti, ogni anno viene organizzato un grande raduno che ha come scopo principale quello di rendere omaggio a Mamma Nostra e, nello stesso tempo, offrire ad amici, parenti e compaesani l’occasione di ritrovarsi, riabbracciarsi e trascorrere insieme una giornata all’insegna della fede, dell’amicizia e delle tradizioni.

Il tutto, naturalmente, nella calorosa atmosfera di un ristorante calabrese, dove non possono mancare i sapori della nostra terra, l’ottimo e immancabile vino DOC, l’allegria e soprattutto la musica popolare.

A rendere ancora più coinvolgente la festa sono le invitanti e travolgenti tarantelle, eseguite dal fisarmonicista Vincenzo Pisano e dal chitarrista e cantante Lucio Bova, capaci di riportare, attraverso le loro note, i partecipanti alle atmosfere e ai ricordi del paese natio.

E così, tra un brindisi, un canto e un ballo, riaffiorano ricordi, si rinsaldano amicizie e si rinnova quel sentimento di appartenenza che soltanto chi ama profondamente la propria terra può comprendere.

Quest’anno il raduno ha fatto registrare un vero e proprio record, superando le presenze delle precedenti edizioni e raggiungendo ben 125 partecipanti.

Un risultato straordinario, che dimostra quanto siano ancora forti la devozione verso Mamma Nostra e il desiderio dei bivongesi di ritrovarsi, anche dopo tanti anni trascorsi lontano dal paese d’origine.

Personalmente, pur non avendo partecipato all’incontro, ho avuto modo di seguirne i momenti più significativi attraverso i social, osservando con piacere le numerose fotografie e i video pubblicati.

Ma ciò che mi ha colpito maggiormente sono state le testimonianze dirette di alcuni amici che, dopo aver preso parte al raduno, sono tornati a Bivongi.

Ascoltandoli raccontare, con entusiasmo, gioia e sincera commozione, la bellissima giornata trascorsa insieme, ho potuto percepire quanto quell’incontro abbia rappresentato per tutti qualcosa di molto più importante di una semplice festa.

È stato un momento di fede, di amicizia, di memoria e soprattutto di profondo amore per le proprie origini.

E proprio ascoltando quelle testimonianze, così ricche di emozione e contentezza, ho maturato una decisione: il prossimo anno voglio esserci anch’io.

Voglio partecipare a questa grande festa religiosa e popolare, condividere la gioia di ritrovare tanti compaesani e vivere personalmente quell’atmosfera di fraternità che, pur a distanza di tanti chilometri, continua a tenere uniti i figli di Bivongi.

Perché si può lasciare il proprio paese per cercare altrove lavoro, fortuna e un futuro migliore, ma ci sono legami che il tempo e la lontananza non potranno mai cancellare.

E tra questi, per noi bivongesi, uno dei più forti rimane certamente quello con Maria Santissima Mamma Nostra, la nostra amata protettrice, alla quale intere generazioni hanno affidato speranze, preghiere e momenti difficili.

Oggi, a 75 anni da quel terribile ottobre del 1951, ricordare il miracolo del Melodari significa non soltanto rendere omaggio alla fede dei nostri antenati, ma anche custodire e tramandare alle nuove generazioni una delle pagine più significative della storia e dell’identità di Bivongi.

Perché un popolo che conserva la memoria delle proprie radici è un popolo che non smetterà mai di sentirsi unito, ovunque si trovi nel mondo.

Articolo di Mario Murdolo

Pubblicato da Tele Montestella

Rete web televisiva della Vallata dello Stilaro con sede a Pazzano (RC). Tele Montestella arriva sui social 2010 diventando poi una pagina Facebook nell’aprile 2013 ma possiamo dire che l’idea e le prime iniziative di informazioni nascono 1982. Un giovane Antonio Russo, ora presidente dell’Associazione Radio Tele Montestella Web”, iniziò ad appassionarsi al mondo delle comunicazioni quando suo padre Ciccio Russo comprò la sua prima telecamera. Da lì inizio una ricca documentazione sulla Vallata dello Stilaro ed oltre, cimentandosi anche nella realizzazione di Radio arrivando a creare il primo canale televisivo Tele Montestella. Oggi la comunicazione si è spostata sui social, sono cambiati i mezzi ma l’obiettivo è uguale: informazione e valorizzazione della nostra Vallata dello Stilaro e di tutta la Calabria, condividendo con voi la bellezza, le tradizioni e tutto ciò che questa terra ha da offrire.

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