In Italia si celebrano giornate nazionali dedicate ai temi più diversi, dalla cultura alla memoria storica, dall’ambiente ai valori civili e sociali. Eppure, tra le numerose ricorrenze istituite per legge, continua a mancare una giornata espressamente dedicata al nome “Italia”, simbolo fondamentale della nostra identità storica, culturale e nazionale.
Una dimenticanza sulla quale sarebbe opportuno riflettere, soprattutto alla luce del dibattito sviluppatosi intorno alla crescente istituzione di nuove giornate celebrative.
Come è noto, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha richiamato l’attenzione dei Presidenti delle due Camere sull’opportunità di evitare un’eccessiva proliferazione di ricorrenze nazionali istituite per legge. Si tratta, spesso, di iniziative dedicate a temi certamente importanti per la sensibilizzazione e l’educazione civile, che potrebbero tuttavia essere valorizzati anche attraverso altre forme di partecipazione pubblica.
A queste celebrazioni si aggiungono le numerose giornate internazionali promosse dall’ONU, dalle istituzioni europee e da altri organismi, che coinvolgono scuole, amministrazioni pubbliche e realtà associative.
In questo panorama così ricco di ricorrenze emerge, però, un interrogativo significativo: perché non dedicare una giornata nazionale proprio al nome “Italia”?
È una questione che l’associazione culturale informale “Calabria Prima Italia 1982” solleva con continuità fin dall’aprile del 1982, attraverso segnalazioni e appelli rivolti alle principali istituzioni della Repubblica: Presidenza della Repubblica, Parlamento, Governo, Regioni e altre autorità competenti.
L’obiettivo è richiamare l’attenzione sul valore storico e simbolico di un nome che non nasce con l’Unità nazionale del 1861, ma affonda le proprie radici in un passato assai più remoto.
Secondo una tradizione tramandata dagli storici antichi, tra cui Aristotele, il nome “Italia” sarebbe legato alla figura del leggendario re Italo e alle popolazioni dell’antica Calabria, territorio nel quale si collocano alcune delle prime testimonianze relative a questa denominazione.
Una tradizione di straordinario interesse, che collega il nome della nostra Nazione alla storia più antica della penisola e attribuisce alla Calabria un ruolo significativo nella formazione della sua identità.
Il nome “Italia”, dunque, attraversa i secoli, precede di molto la nascita dello Stato unitario e rappresenta un patrimonio storico e culturale condiviso.
Eppure, proprio questo nome non dispone ancora di una specifica giornata nazionale a esso dedicata.
Il paradosso appare ancora più evidente considerando che il nostro Paese celebra solennemente il Tricolore ogni 7 gennaio, in ricordo della sua adozione a Reggio Emilia nel 1797.
Inoltre, con la legge 23 novembre 2012, n. 222, è stata istituita la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”, celebrata il 17 marzo, anniversario della proclamazione del Regno d’Italia, avvenuta a Torino nel 1861.
Una ricorrenza di grande valore istituzionale, che richiama alcuni dei simboli e dei fondamenti della Repubblica.
Tuttavia, nella denominazione ufficiale della giornata non compare espressamente la parola “Italia”, pur essendo proprio il nome dello Stato il riferimento identitario che unisce tutti questi elementi.
Non si tratta, naturalmente, di sostenere che il nome Italia sia assente dall’ordinamento giuridico o dalle istituzioni repubblicane, ma di evidenziare la mancanza di una celebrazione specificamente dedicata alla sua storia e alle sue origini.
Da qui nasce la proposta di valorizzare il nome “Italia” attraverso un riconoscimento istituzionale che ne approfondisca il significato storico, culturale e civile, senza necessariamente moltiplicare le ricorrenze già esistenti.
Si potrebbe, ad esempio, integrare la denominazione o i contenuti della giornata del 17 marzo, dedicando un’attenzione particolare alla storia del nome della Nazione e alle sue radici più antiche.
Sarebbe anche un’occasione educativa per le nuove generazioni, che potrebbero conoscere meglio il percorso attraverso il quale un’antica denominazione geografica e culturale è diventata il nome dell’intero Paese.
Perché l’Italia non nasce soltanto come Stato nel 1861: il suo nome, la sua storia e la sua identità affondano le radici in un passato molto più lontano.
Ricordare queste origini significherebbe riconoscere il contributo dei territori e delle civiltà che, nel corso dei millenni, hanno partecipato alla formazione dell’identità italiana.
La Calabria, in particolare, merita di essere valorizzata per il suo legame con le antiche tradizioni relative al nome Italia, un patrimonio storico che appartiene non soltanto ai calabresi, ma all’intera comunità nazionale.
Non è mai troppo tardi per colmare una lacuna simbolica e culturale.
Il Parlamento potrebbe dunque prendere in considerazione questa proposta, affinché anche il nome “Italia” riceva un riconoscimento celebrativo esplicito, all’altezza del suo valore storico e identitario.
Perché una Nazione che celebra la propria bandiera, il proprio inno, la propria Costituzione e la propria unità può trovare anche il modo di ricordare, con particolare solennità, la storia del nome che la identifica.
Il nome “Italia” non è soltanto una parola: è la memoria di una storia millenaria, un patrimonio comune e un simbolo di appartenenza che merita di essere conosciuto, custodito e tramandato.
Articolo di Domenico Lanciano