Bocciata la proposta per dichiarare Cinquefrondi “Un luogo sicuro per le donne”. Polisena: «Una scelta incomprensibile che sacrifica un tema di grande valore sociale sull’altare delle contrapposizioni politiche».
La violenza contro le donne e la violenza domestica rappresentano una delle emergenze sociali più drammatiche del nostro tempo. Un fenomeno che attraversa l’Italia e l’intera Europa, alimentato da una cultura di sopraffazione e disuguaglianza che continua, ancora oggi, a considerare la donna in una condizione di subalternità rispetto all’uomo.
I dati sulle donne vittime di violenza, spesso all’interno delle stesse mura domestiche e per mano di mariti, compagni o familiari, impongono alle istituzioni una riflessione seria e, soprattutto, l’assunzione di responsabilità concrete.
Non a caso, già nel 2011, il Consiglio d’Europa ha adottato la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, impegnando gli Stati aderenti a predisporre strumenti efficaci di prevenzione, protezione e assistenza alle vittime.
Tra questi assumono particolare importanza i centri antiviolenza, le case rifugio, i servizi specializzati di sostegno e le reti territoriali capaci di offrire risposte immediate alle donne che vivono situazioni di pericolo.
In questo contesto si inserisce la campagna europea “SAFE PLACE 4 WOMEN – Un luogo sicuro per le donne”, promossa dal Partito Socialista Europeo (PSE), con l’obiettivo di coinvolgere Comuni, istituzioni e associazioni nella costruzione di una rete di protezione, sensibilizzazione e contrasto alla violenza di genere.
Un’iniziativa che ha già raccolto numerose adesioni e favorito la sottoscrizione di protocolli d’intesa in diversi territori, nella prospettiva di rafforzare una cultura della prevenzione e della solidarietà.
È proprio partendo da queste considerazioni che il gruppo consiliare Risveglio aveva proposto all’Amministrazione comunale di Cinquefrondi, guidata dalla maggioranza di Rinascita, di approvare unitariamente una risoluzione per dichiarare ufficialmente “Cinquefrondi, un luogo sicuro per le donne”.
Una proposta dal forte valore politico, istituzionale e sociale, che avrebbe dovuto rappresentare un’occasione di convergenza tra maggioranza e opposizione, al di là delle rispettive appartenenze.
Dopo alcune iniziali rassicurazioni sulla possibilità di giungere a un’approvazione condivisa, ci era stato chiesto di rinviare la discussione del documento, successivamente ripresentato nell’ultima seduta del Consiglio comunale del 30 settembre.
Quello che è accaduto in Consiglio comunale ha lasciato il nostro gruppo profondamente sorpreso e amareggiato.
La maggioranza di Rinascita, attraverso argomentazioni che riteniamo pretestuose e politicamente incomprensibili, ha infatti bocciato la proposta di Risveglio, approvando invece un proprio documento che, per quanto ci risulta, non era stato preventivamente discusso nelle riunioni dei capigruppo.
Una scelta che consideriamo grave, non soltanto per il metodo adottato, ma soprattutto per il significato politico che assume.
Su una questione così delicata, che riguarda la dignità, la libertà e la sicurezza delle donne, ci saremmo aspettati un atteggiamento di apertura, collaborazione e responsabilità istituzionale.
Invece, ancora una volta, sembra aver prevalso la logica della contrapposizione politica, persino quando sarebbe stato doveroso ricercare la massima unità.
Ancora più sorprendenti risultano le dichiarazioni del capogruppo di Rinascita, Michele Spanò, che ha definito la nostra proposta «vuota nei contenuti», arrivando persino ad attribuirci l’intenzione di ricercare «visibilità e consensi all’interno del Partito».
Affermazioni che respingiamo con fermezza, perché prive, a nostro giudizio, di qualsiasi fondamento politico e lontane dallo spirito con il quale avevamo avanzato la nostra iniziativa.
Ridurre una proposta contro la violenza sulle donne a un presunto tentativo di ottenere visibilità personale o partitica significa spostare il confronto dal merito delle questioni a una polemica sterile, che non rende un buon servizio né alla politica né alla comunità.
Al capogruppo Spanò vogliamo ricordare che il sottoscritto e i colleghi consiglieri di Risveglio sono impegnati da anni nella promozione della cultura della non violenza, nella difesa dei diritti e della dignità delle donne e nella valorizzazione del loro ruolo nella società.
Non abbiamo certamente bisogno di utilizzare un tema tanto serio e drammatico per ricercare consensi o riconoscimenti politici.
Il nostro obiettivo era, e rimane, quello di contribuire a costruire una Cinquefrondi più attenta, solidale e sicura per tutte le donne.
La maggioranza avrebbe potuto proporre modifiche, integrazioni e miglioramenti al nostro documento. Avremmo certamente valutato ogni contributo costruttivo, perché su questi temi non devono esistere primogeniture, bandiere di partito o rivendicazioni di appartenenza.
Si è preferito, invece, respingere una proposta dell’opposizione e approvare un documento alternativo, trasformando un’occasione di unità istituzionale in un motivo di divisione.
E allora una domanda sorge spontanea: era davvero necessario bocciare la proposta di Risveglio per affermare una posizione della maggioranza su un tema che dovrebbe unire tutti?
La lotta contro la violenza sulle donne non appartiene a Rinascita, a Risveglio o a qualsiasi altro schieramento politico. È una battaglia di civiltà che riguarda l’intera comunità e che richiede responsabilità, sensibilità e impegni concreti.
Per questo continueremo a sostenere la necessità di rafforzare le reti territoriali di protezione, promuovere la collaborazione con i centri antiviolenza e le associazioni, diffondere la cultura del rispetto e della parità e coinvolgere le istituzioni scolastiche e sociali nelle attività di prevenzione.
Cinquefrondi deve diventare realmente un luogo sicuro per le donne, non soltanto nelle dichiarazioni di principio, ma attraverso scelte amministrative e iniziative concrete.
È questo il risultato che ci interessa raggiungere.
La difesa delle donne dalla violenza non può essere sacrificata sull’altare delle rivalità politiche. Chi amministra una comunità dovrebbe essere il primo a comprenderlo, dimostrando capacità di ascolto, confronto e condivisione.
Risveglio continuerà a fare la propria parte, con coerenza e determinazione, senza rinunciare al proprio ruolo di proposta e di controllo democratico.
Perché la sicurezza, la libertà e la dignità delle donne valgono molto più di una contrapposizione tra maggioranza e opposizione.
Aldo Polisena
Consigliere comunale – Gruppo Risveglio
Cinquefrondi