Tra vecchie carte e documenti, Mario Murdolo ritrova una lirica del novembre 1999 firmata da Vera Rizzuti. Versi intensi e struggenti che, a distanza di oltre un quarto di secolo, conservano intatta la loro forza emotiva.
Una poesia dimenticata per oltre 26 anni torna alla luce quasi per caso, riportando con sé emozioni, ricordi e sentimenti che il tempo non è riuscito a cancellare. È la storia raccontata da Mario Murdolo, che nei giorni scorsi, riordinando vecchi documenti, appunti e carte conservate nel corso degli anni, si è imbattuto in una lirica dattilografata risalente al novembre 1999.
A firmarla è Vera Rizzuti, all’epoca studentessa della terza classe dell’Istituto Magistrale “De Nobili” di Catanzaro. Il titolo, semplice ma significativo, è “Provare”, una poesia d’amore che racconta il difficile contrasto tra ragione e sentimento, tra la consapevolezza di un amore impossibile e l’incapacità di smettere di amare.
«Più passa il tempo, più mi accorgo che tu non sei quello per me», scriveva la giovane studentessa, affidando ai versi una riflessione sorprendentemente matura. Ma è subito dopo che emerge tutta l’intensità del sentimento: «Prova tu a dire alla mia mente di non pensarti e al mio cuore di non amarti».
Parole semplici, dirette, capaci di descrivere una condizione universale: quella di chi vorrebbe dimenticare una persona, ma continua a ritrovarla nei pensieri, nei gesti quotidiani e persino nella propria scrittura.
Murdolo racconta di non ricordare con certezza come quella poesia sia finita tra le sue carte. L’ipotesi è che possa essere stata raccolta in occasione di uno dei numerosi concorsi letterari che, alla fine degli anni Novanta, coinvolgevano gli studenti delle scuole catanzaresi e calabresi. Non esclude, inoltre, che il componimento possa aver ricevuto un riconoscimento, considerandone la qualità e la profondità espressiva.
Il ritrovamento diventa così anche l’occasione per ricordare un periodo in cui la poesia rappresentava uno strumento importante di espressione per i giovani, attraverso iniziative scolastiche, concorsi e momenti di confronto culturale.
Particolarmente intenso è il finale della lirica, nel quale l’autrice descrive il vuoto lasciato dal tentativo di cancellare dalla propria vita la persona amata, la sua voce, la sua immagine e la sua stessa esistenza.
Rileggendo quei versi nel 2026, Murdolo confessa di aver ritrovato anche una parte della propria sensibilità poetica, quella che definisce la sua vena “Murdolo”, capace di riemergere davanti alla bellezza autentica delle parole.
La decisione di condividere oggi il componimento vuole essere un omaggio a una giovane studentessa mai conosciuta personalmente, ma anche un invito a custodire la memoria racchiusa nei vecchi documenti. Perché, talvolta, tra fogli ingialliti e carte dimenticate, possono nascondersi testimonianze di straordinaria bellezza.
La poesia “Provare” di Vera Rizzuti, novembre 1999
Più passa il tempo
più mi accorgo che tu
non sei quello per me
ma prova tu a dire:
alla mia mente di non pensarti
e al mio cuore di non amarti.
Puoi provare a cercare nelle mie giornate,
un momento che sia più bello
di quando ti vedo, ti parlo, ti penso.
Cerca di fermare la mia mano,
che non smette di scrivere il tuo nome.
Prova e vedrai che senza tutto ciò
esiste solo il vuoto
il vuoto assoluto che sento ogni volta
che cerco di annullarti, di annullare la tua voce,
la tua immagine, la tua esistenza
per sempre, dalla mia.
Una testimonianza di come la poesia, anche quando nasce tra i banchi di scuola, possa attraversare il tempo e continuare a emozionare, ricordandoci che i sentimenti autentici non conoscono scadenza.
Articolo di Mario Murdolo