Intervista di Mario Murdolo
In vista dell’inaugurazione della mostra fotografica “Le Mani” e della presentazione del libro “Di Pietre e di Volti”, in programma domenica 18 ottobre 2026 a Monasterace, ho avuto il piacere di incontrare Maria Pia Russo, fotografa, scrittrice e direttrice editoriale di Tele Montestella.
Nella mia veste di collaboratore di Tele Montestella, dopo aver ricevuto il gradito invito personale da parte dell’autrice, mi sono recato presso gli studi televisivi per un’intervista esclusiva dedicata al suo percorso artistico e al profondo legame che unisce le sue opere alla memoria e all’identità del territorio.
L’iniziativa, che si svolgerà presso il Centro di Aggregazione “Rocco Lombardo” di Monasterace, vedrà anche i saluti istituzionali del sindaco di Monasterace, Carlo Murdolo, e della sindaca di Pazzano, Maria Antonietta Coniglio.
Dall’incontro è nata una conversazione intensa, nella quale fotografia e scrittura si intrecciano per raccontare le radici, le tradizioni e le persone della Vallata dello Stilaro.
Maria Pia, cosa ti ha spinto a scegliere proprio le mani come soggetto? C’è una mano in particolare che ti ha colpita per prima?
«Le mani sono il nostro primo archivio, prima ancora dei volti. Ho osservato le mani di mia nonna mentre impastava, sgranava i fagioli, intrecciava. Sono mani che custodiscono ciò che il tempo non cancella. Tutto è partito da una mano sola, rugosa, stretta attorno a un ventaglio. È stato in quel momento che ho capito come, in un semplice gesto, potesse essere racchiusa una vita intera».
Le mani che hai fotografato appartengono a persone dei nostri paesi: Pazzano, Stilo, Bivongi, Monasterace. Quanto c’è della Vallata dello Stilaro in questo progetto?
«C’è tutta la Vallata. Le Mani è un progetto che nasce dalla Vallata dello Stilaro e appartiene a questo territorio. Sono le mani delle nostre donne e dei nostri uomini, soprattutto anziani, di Pazzano, Bivongi, Stilo e Monasterace. È un omaggio alla memoria manuale della nostra terra, a quei gesti che stanno lentamente scomparendo e che rappresentano una parte fondamentale della nostra identità».
Perché hai scelto il bianco e nero, caratterizzato da contrasti così marcati tra luce e ombra?
«Il colore distraeva. Volevo eliminare tutto ciò che era superfluo per lasciare emergere soltanto l’essenziale: una ruga, un segno, la luce che accarezza la pelle. Il bianco e nero mi permette di dare maggiore forza a questi dettagli. Il progetto si sviluppa attraverso tre capitoli: Tramonto, Chiaroscuro e Identità, tre modi diversi di raccontare il tempo, la memoria e le persone».
La sera del 18 ottobre presenterai anche il tuo libro “Di Pietre e di Volti”. Qual è il filo conduttore che lega il volume alla mostra fotografica?
«Sono due facce della stessa ricerca. Se la mostra racconta le mani che hanno costruito, il libro racconta le pietre che sono state costruite e i volti delle persone che hanno abitato quei luoghi. Pietre e volti, mani e lavoro: tutto riconduce ai nostri borghi, alla nostra storia e a quella Calabria interna che continua a resistere, custodendo la propria identità».
Dopo l’esperienza di “Lumera” a San Costantino Calabro e la prossima esposizione a Monasterace, dove ti piacerebbe portare la mostra “Le Mani” e il libro “Di Pietre e di Volti”?
«Mi piacerebbe raggiungere soprattutto i piccoli paesi dell’entroterra, portando questo racconto nelle associazioni culturali, nelle realtà del volontariato, negli oratori e nelle scuole. Credo sia importante condividere queste testimonianze, soprattutto con le nuove generazioni, affinché possano conoscere e riconoscere il valore delle proprie radici».
Da direttrice editoriale, abituata a pubblicare gli articoli degli altri e a raccontare le storie del territorio, come vivi questa volta il ruolo di autrice che si espone in prima persona?
«È un’emozione strana e bellissima. Di solito sono io, dietro le quinte, a dare voce agli altri collaboratori e alle storie che meritano di essere raccontate. Questa volta, invece, metto in gioco me stessa, con pudore, umiltà, ma soprattutto con verità».
L’incontro con Maria Pia Russo restituisce il senso profondo di un percorso artistico che va oltre la semplice rappresentazione fotografica. Le sue immagini e le sue parole diventano strumenti per custodire la memoria collettiva, valorizzare le tradizioni e raccontare un territorio attraverso i segni lasciati dal tempo.
La mostra “Le Mani” e il volume “Di Pietre e di Volti” rappresentano così un invito a osservare con maggiore attenzione ciò che spesso passa inosservato: le mani dei nostri anziani, i gesti quotidiani, le pietre dei borghi e le storie di chi li ha vissuti.
Un patrimonio umano e culturale che merita di essere conosciuto, raccontato e tramandato.