La musica di Awa Ly, Nico Arezzo e Motta incontra la natura della Sila Piccola, tra racconti di botanica, storia e scienza con Carmine Lupia e Giosuè Costa
Un’altra domenica straordinaria ha firmato il successo di Opera Sila, il festival ideato da Vivodimusica con la direzione artistica di Antonio Pascuzzo, che non chiede al pubblico semplicemente di assistere, ma di partecipare attivamente attraverso il cammino, l’ascolto e la riscoperta del paesaggio. L’evento ha trasformato la Sila Piccola in un palcoscenico a cielo aperto dove emozione, conoscenza e incanto si sono intrecciati lungo la Valle del Fiume Crocchio, in località Tirivolo, un luogo che, oltre a mostrarsi in tutta la sua magnificenza, custodisce storie di uomini operosi e di alberi resistenti.
La manifestazione si sta confermando un forte polo d’attrazionecapace di superare i confini regionali: centinaia di partecipantisono giunti non solo dalla Calabria, ma anche da Puglia, Sicilia, Abruzzo e Roma. Persone che hanno scelto di mettersi in viaggio incuriosite da una formula innovativa: un festival che porta la musica dentro il paesaggio, rifuggendo il modello del concerto tradizionale, alternando momenti di ascolto a incursioni artistiche inattese e affidando alla divulgazione il compito di svelare curiosità e storie del luogo.
E alla fine resta una sensazione difficile da spiegare. Come se qualcosa si fosse acceso. Una luce nuova che filtra da una finestra rimasta aperta sulla curiosità e che si traduce nel desiderio di continuare a guardare il mondo con più attenzione, di procedere a passo lento, quello che permette di accorgersi delle cose, anche minute, che normalmente ci sfuggono.

Percorrere l’itinerario tracciato dalle guide ambientali del Parco Nazionale della Sila, coordinate da Giovanni Vizza, è stato il modo per entrare in relazione con il luogo. A guidare il pubblico dentro la storia del bosco è stato l’etnobotanico Carmine Lupia, che ha raccontato come la vicenda degli alberi sia indissolubilmente legata a quella degli uomini che qui hanno abitato e lavorato: boscaioli che per generazioni hanno ricavato da queste montagne il legname necessario alla vita quotidiana, ma anche a grandi opere architettoniche come la Reggia di Caserta. E c’è di più: l’area compresa tra Sila e Serre rappresentò, durante le ere glaciali, uno dei rifugi meridionali della specie: mentre i ghiacci avanzavano sull’Europa, qui alcune piante riuscirono a sopravvivere, per poi espandersi nuovamente verso nord nei periodi più miti. La particolare resistenza all’inquinamento ha fatto inoltre dell’abete bianco di queste montagne una risorsa per decenni nei programmi di rimboschimento realizzati in diversi Paesi europei.
Dalla storia alla scienza, senza mai perdere il filo del racconto. Giosuè Costa, docente di chimica all’Università Magna Graecia di Catanzaro, ha portato lungo il percorso la spiegazione scientifica di quella sensazione di benessere che molti sperimentano quando si trovano immersi nel verde. Al centro, lo studio condotto in laboratorio sulle molecole volatili presenti negli aghi dell’abete bianco e del pino laricio: molecole capaci di attivare i recettori cerebrali e generare un comprovato effetto ansiolitico.

Interventi che si sono alternati alla musica senza interrompere il ritmo e la magia di un’arte che qui chiede permesso alla natura per poi mescolarsi con essa in uno spettacolo unico e irripetibile. AwaLy è comparsa dal bosco quasi come se la sua voce potente e suadente fosse già lì, prima ancora di lei. Il canto, accompagnato dal tamburo. Una presenza magnetica che non ha avuto bisogno di annunciarsi: si è fatta sentire e, in pochi minuti, ha coinvolto il pubblico in un’esperienza musicale avvolgente e unica.
La sua performance è diventata un rito collettivo, una preghiera alla Terra e alla ricchezza della diversità. L’invito era semplice e potente: radicarsi, sentire la terra sotto il corpo, riconoscersi parte di qualcosa che comprende ogni essere vivente. Anche il suono del Koshi, con le sue vibrazioni ispirate ai quattro elementi naturali, ha contribuito a creare un’atmosfera sospesa, quasi fuori dal tempo.


Ed è forse questa una delle intuizioni più belle di Opera Sila: la musica non arriva per coprire il bosco, ma per amplificarne l’ascolto.
Poi il cammino è proseguito fino alla Valle Luminosa, sul Fiume del Crocchio, primo Luogo del Belsentire inaugurato nel Parco Nazionale della Sila ed entrata a far parte della mappa dei territori con caratteristiche sonore eccezionali e di alto valore ecologico e culturale. Qui il paesaggio si apre e diventa quasi un anfiteatro naturale. Gli alberi fanno da quinte, il fiume accompagna il silenzio e la musica può entrare senza chiedere permesso.
È in questo spazio che Nico Arezzo, con il suo fare delicato e gentile, ha imbracciato la chitarra per cantare una toccante, a tratti malinconica, storia di Sud e di emigrazione. La storia di un ragazzo che cresce, guarda la propria terra e, a un certo punto, capisce che deve andare via. Parte, come tanti, e nel tempo si accorge che, quasi inspiegabilmente, la sua terra resta sempre la stessa mentre lui si ammala per rincorrere il mondo. Un live caldo, libero, essenziale, nel quale è stato difficile non apprezzare la sua penna intimistica.


Ad entusiasmare il pubblico anche l’imboscata artistica tra le baracche dagli iconici tetti rossi del Villaggio Grechi, dove il trio Antonio Pascuzzo, Nico Arezzo e Awa Ly ha intonato le canzoni di Pino Daniele, riportando tutti indietro nel tempo.
Infine, tutti insieme, radunati e seduti sull’erba davanti alla chiesetta di Villaggio Grechi, per ascoltare Motta, una delle voci più intense della scena indie italiana, che ha regalato al pubblico un incontro ravvicinato con la musica, proponendo diverse canzoni del suo repertorio come “La fine dei vent’anni”, “Vivere o morire”, “Sei bella davvero”, “La nostra ultima canzone” e “La musica è finita”, passando dalla chitarra alla tastiera, da solo, senza la mediazione della band.

Il punto di non ritorno è stata l’esecuzione di “Ed è quasi come essere felice”, che lui definisce la sua “Vaffanculo” di Masini, lasciando emergere con maggiore nitidezza quel mondo fatto di interrogativi, inquietudini e pensieri aperti che attraversa la sua scrittura. E con la platea, composta per lo più da giovanissimi, è nato un dialogo spontaneo, quasi una conversazione a tu per tu, capace di creare una relazione nuova e inattesa con la sua musica.
Così Opera Sila ha regalato un’altra occasione per ricordarci che la bellezza della natura non ha bisogno di effetti speciali per essere apprezzata. L’arte può accompagnarla. La musica può amplificarla. La scienza può aiutarci a comprenderla. Ma nessuna di queste deve coprirla.
E che questa formula stia generando un interesse che va oltre il pubblico calabrese lo raccontano anche gli operatori dell’accoglienza. Le strutture ricettive del territorio, coinvolte anche grazie al progetto “Do ut Jazz”, sostenuto dalla Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, stanno registrando numerose prenotazioni legate agli appuntamenti del festival, in un periodo dell’anno che tradizionalmente non è mai stato caratterizzato da grandi numeri. Un segnale concreto di come una proposta culturale possa diventare anche occasione di scoperta del territorio e generare movimento per l’economia locale.


Opera Sila, festival gratuito ideato da Vivodimusica con la direzione artistica di Antonio Pascuzzo, prosegue con gli appuntamenti di sabato 19 settembre con Simone Cristicchi, Amara, Coro Opera Sila e Ensemble Vocale Luminae diretto dal M° Giovanna Massara e domenica 20 settembre con Simona Sciacca, Alessandro Chimienti e Rocco Papaleo. Il programma verrà modulato compatibilmente con l’evoluzione delle condizioni meteo, monitorate costantemente da Francesco Benevento della Stazione Meteorologica di Sant’Elia, sempre con la priorità della sicurezza dei partecipanti. La giornata di sabato 12 settembre, rinviata per le condizioni meteorologiche, è stata riprogrammata per sabato 27 settembre con Raiz & Solis StringQuartet.
Il progetto è realizzato con il sostegno della Regione Calabria – Fondi POC 2014/2020 Azione 6.8.3 – Settore 2 del Dipartimento Turismo, Cultura e Marketing Territoriale, nell’ambito degli interventi “Calabria Straordinaria” – Avviso Pubblico “Eventi Straordinari: la Calabria che incanta”. L’iniziativa ha ottenuto inoltre il sostegno economico e logistico di DNA Logistica e Paradiso Auto.
Partner istituzionali: Comune di Taverna, Parco Nazionale della Sila e Reparto Carabinieri Biodiversità di Catanzaro. Alla buona riuscita dell’iniziativa hanno contribuito una rete di volontari, associazioni e realtà del territorio, tra cui Valle dell’Alli, Protezione Civile Angeli della Sila e Protezione Civile Comune di Zagarise, e i ristoratori che hanno accolto artisti e staff: La Terrazza di Carmine Angotti, Spineto Sapori di Quinto Perri e Azienda Agricola La Podolica di Serra D’Ambolidi Carmelo Vavalà.

