Da Savona a Capo Sud: vent’anni fa il viaggio di Paolo Rumiz divenuto poi letteratura

Articolo di Domenico Lanciano.

Il prossimo 31 luglio 2026 ricorrono i vent’anni dell’epico e memorabile viaggio di Paolo Rumiz (Trieste, 1947) “Da Savona a Capo Sud”, compiuto lungo l’impervio ma affascinante Appennino a bordo di una vecchia Fiat 500 Topolino. Il reportage venne pubblicato quotidianamente su la Repubblica fino al 24 agosto 2006, giorno dell’arrivo a Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), considerato geograficamente il punto più meridionale della penisola italiana.

Fu un viaggio non solo geografico, ma anche simbolico, nato con l’intento di contribuire a rinsaldare l’identità storica e culturale di un’Italia spesso incerta e frammentata. L’anno successivo, nel 2007, il resoconto dell’esperienza venne ripubblicato da Feltrinelli nel volume La leggenda dei monti naviganti, dove l’arrivo a Capo Sud Italia è raccontato alle pagine 337-339. Il grande successo dell’opera, riproposta in diverse edizioni, ha trasformato Capo Sud anche in un luogo della letteratura contemporanea.

L’Università delle Generazioni di Badolato (Catanzaro) intende celebrare questa ricorrenza per esortare i calabresi, e in particolare i reggini, a valorizzare sempre di più “Capo Sud Italia”, un’esclusività geografica che potrebbe essere condivisa, attraverso un adeguato gemellaggio, con le altre due punte più meridionali dell’Europa continentale: Punta Tarifa, in Spagna, presso Gibilterra, e Capo Matapan, in Grecia, nel Peloponneso. Questo ideale “tridente continentale” richiama il celebre Tridente di Nettuno, simbolo del dio greco-romano del Mediterraneo.

Sarebbe inoltre auspicabile realizzare un gemellaggio con il punto più settentrionale del continente, Capo Nord, in Norvegia, come già previsto dal “Progetto Capo Sud”, presentato nel luglio 1999 dal giornalista badolatese Domenico Lanciano all’allora presidente della Provincia di Reggio Calabria, Cosimo Antonio Calabrò, e alle altre istituzioni locali e regionali. Un progetto che, negli anni, ha prodotto i primi incoraggianti risultati sul piano socio-economico e culturale.

Già nel 1999 il Progetto individuava l’area di “Capo Sud” nel tratto compreso tra Brancaleone-Faro Spartivento e Scilla, sia per evitare inutili campanilismi, sia per favorire una visione unitaria e sinergica del territorio. In questo tratto del basso Ionio e del Tirreno reggino, infatti, la costa corre quasi parallelamente, delineando una straordinaria e suggestiva esclusività geografica.

Un patrimonio che i reggini e, più in generale, tutti i calabresi hanno il dovere e la responsabilità di valorizzare al meglio, non solo per la propria dignità e identità, ma anche agli occhi dell’Italia, del Mediterraneo e del mondo. Onori e oneri che potrebbero tradursi in importanti opportunità di crescita culturale, turistica ed economica, con ricadute positive per le comunità direttamente interessate e per l’intera Calabria.

Pubblicato da Tele Montestella

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