Articolo di Cosimo Sframeli
Si è spento il Luogotenente dei Carabinieri Giuseppe Vizzari, al termine di una lunga e penosa malattia affrontata con coraggio e discrezione. È stato un mito silenzioso della Benemerita, un galantuomo d’altri tempi.
A Molochio si sono svolti i funerali del Cavaliere Giuseppe Vizzari, già appartenente all’Arma dei Carabinieri, consegnato alla memoria collettiva come il maresciallo Pepè Vizzari, uomo di vecchio stampo.
Fu una delle figure simbolo della Benemerita in Calabria per la lunga attività investigativa svolta sempre in prima linea nei Reparti Operativi dell’Arma. Portano la sua firma i rapporti che, già molti anni fa, delineavano con precisione la struttura criminale delle cosche mafiose reggine e aspromontane.
Partecipò a indagini delicate e complesse contro alcune tra le più pericolose cosche della ’ndrangheta, contribuendo ad assicurare alla giustizia autori e mandanti di efferati delitti. Tra questi, anche i responsabili dell’assassinio di due militari dell’Arma avvenuto a Scilla e del grave ferimento di altri due carabinieri.
La stagione dei collaboratori di giustizia, apertasi negli anni Novanta, aggiunse ben poco alla geografia mafiosa rispetto a quanto Vizzari aveva già scritto nei suoi rapporti con largo anticipo, insieme a Carmelino Di Fazio e Ciccio Spanò.
Zio del magistrato Concettina Garreffa, Vizzari era un uomo schivo, quasi misantropo nel lavoro. Amava seguire le piste meno battute, spesso le più rischiose. Ai giovani carabinieri che iniziavano la loro esperienza in Calabria, alle prese con l’anonima sequestri aspromontana allora padrona del territorio, raccomandava prudenza, dedizione e rispetto per la gente onesta.
Ha lasciato questo mondo senza clamore. Oggi, nel ricordarne le straordinarie capacità professionali, unite a uno stile militare impeccabile, sono tanti i carabinieri di ogni ordine e grado che si considerano suoi allievi. Molti di loro arrivarono giovanissimi in Calabria e trovarono nel Cavaliere Vizzari un modello di vita e di professione.
Il magistrato Ezio Arcadi lo ricorda così:
“Vizzari si distingueva per l’umiltà, la sagacia nelle indagini e per la bella penna con cui scriveva i rapporti sulla ’ndrangheta. Non chiedeva mai nulla per sé stesso ed estrema era la sua serietà.”
L’Arma dei Carabinieri ha tributato in vita i meritati onori a questo leale servitore dello Stato.