Mancano pochi giorni a un’importante ricorrenza, giustamente e meritatamente dedicata alla mamma. La Festa della Mamma, che si celebra in quasi tutto il mondo la seconda domenica di maggio, quest’anno cade l’undici. Questo giorno, importante e pieno di rispetto, viene vissuto in modo partecipato, sentito e devoto in ogni città e piccolo paese del mondo.
È un evento che coinvolge in maniera davvero commovente, unitaria e collettiva milioni di persone, nei modi, usi e manifestazioni più diversi. Non si contano i convegni, le presentazioni di libri, i concerti musicali, i riti religiosi e immancabilmente una preghiera in chiesa alla Madonna — nel caso della mia bella Bivongi, alla “Mamma Nostra” — e la doverosa visita al cimitero, dove riposano le nostre numerosissime e affettuose mamme.
Tutti noi abbiamo avuto o abbiamo ancora una mamma, donna insostituibile, luce, faro e cometa nella nostra vita, che già nel darci alla luce ha compiuto il primo grande sacrificio, affrontando un parto doloroso e impegnativo. Poi, giorno dopo giorno, ci ha allattati, svezzati, accuditi, addormentati amorevolmente tra le sue braccia, e seguiti con dedizione e continuità negli studi e nelle varie attività culturali, sportive, religiose e non solo.
Ma il suo instancabile ruolo di madre, educatrice e guida lungo il difficile cammino della vita non ha mai fine. Dopo averci preparati al “decollo” nella società, nel mondo del lavoro, delle professioni, del volontariato e della convivenza civile, pur lasciando un incolmabile vuoto quando se ne va, ci lascia in eredità un eccezionale e inestimabile bagaglio di esperienza vissuta, e di nobili valori etici e morali, che valgono più di qualsiasi lascito materiale — spesso, purtroppo, motivo di dissidi e inimicizie tra eredi.
In Italia, la prima Festa della Mamma risale al 1952, quando a Brescia la direttrice scolastica Angela Contini ebbe l’iniziativa. La mamma — genitrice, svezzatrice, educatrice, fulcro indistruttibile e vitale della famiglia — rappresenta l’elemento affettivo principale nella vita di ognuno, e nessun’altra persona al mondo potrà mai sostituirla.
Grazie a Dio, durante la mia vita ho avuto la fortuna di essere accompagnato amorevolmente da più di una mamma. Prima di tutto la mia adorabile e affettuosa madre che, per il suo lavoro di ostetrica, devo dire ironicamente, era costretta a trascurare un po’ me e i miei fratelli. Tuttavia, durante le sue lunghe assenze, mi lasciava nelle amorevoli cure dell’amica Robertina, una sostituta eccellente, che ogni volta che incontro amo chiamare “seconda mamma”.
E non posso dimenticare il miracoloso aiuto della Madonna dei Miracoli, la “Mamma Nostra” di Bivongi, che più volte mi ha trattenuto per i capelli quando stavo per andarmene in cielo — forse, chissà, in paradiso, dove fortunatamente non esistono le negatività, le invidie, le cattiverie e le ipocrisie umane.
Ricordo con gioia e orgoglio di aver collaborato con l’amico e bravo sindaco Felice Valenti, oggi compianto, e con la dinamica presidente del centro anziani Lucia Murace a un’indimenticabile ricorrenza che vide protagonista la mia carissima amica ucraina Susanna Khalilova, moglie di Sergio, che era da poco diventata mamma della prima bambina figlia di stranieri nata da noi.
A proposito di questa bella e commovente storia, fra qualche giorno a Bivongi ci sarà un altro eccezionale evento storico, simbolo di accoglienza: il matrimonio di due giovani argentini che, con nostro grande piacere e gratitudine, hanno scelto di convolare a nozze qui. Sicuramente fra un anno potranno essere protagonisti, come Susanna, della Festa della Mamma 2026, con in braccio un bellissimo e “bivongesissimo” pargoletto.
Concludo, e non posso esimermi, ricordando che la mia adorata e indimenticabile moglie Annina, da moglie e madre esemplare, nell’emettere l’ultimo respiro si preoccupò di dire ai nostri meravigliosi figli: “State sempre più vicini a papà, non lasciatelo solo e fate che non senta minimamente la mia assenza.”
La mamma merita davvero fiumi e fiumi di parole, scritti, canzoni — ma spero di aver dato con questo mio scritto un umile e modesto riconoscimento del suo indispensabile e multiforme impegno.
Sto ascoltando, commosso, la famosissima e significativa canzone “Mamma” del grande Claudio Villa, prima tra le tante bellissime canzoni a lei dedicate.
Articolo di Mario Murdolo