A Gioiosa Ionica la memoria diventa impegno concreto attraverso il cinema. Quest’anno il Premio Rocco Gatto, dedicato alla miglior opera cine-musicale di impegno civile, è stato assegnato alla regista Giulia Zanfino per il docufilm “Chi ha ucciso Giovanni Losardo”, da lei scritto e diretto.
L’opera ricostruisce la vicenda di Giovanni Losardo, segretario capo della Procura della Repubblica di Paola, assassinato in un agguato a Cetraro nel 1980. Due killer a bordo di una moto affiancarono la sua auto, colpendolo a morte con un fucile. Un delitto che ha segnato profondamente la storia calabrese e che, ancora oggi, resta avvolto nel mistero. Per quell’omicidio fu accusato come mandante Franco Muto, poi assolto con formula piena al termine del processo.

Nel corso della narrazione emerge il coraggio di un uomo che, in tempi difficili, non ebbe paura di esporsi. Un esempio di legalità e responsabilità civile che il film restituisce con forza, contribuendo a mantenere viva la memoria di una delle tante storie irrisolte della cronaca italiana.
La motivazione del premio sottolinea il valore civile dell’opera: attraverso l’alternanza di materiali d’archivio, interviste e ricostruzioni, la regista riporta alla luce la figura di Losardo, uomo che lottò con determinazione contro la ’ndrangheta. Durante i consigli comunali denunciò apertamente malaffare e connivenze, rompendo un muro di silenzio e omertà e dando voce a una Calabria spesso lontana dai riflettori mediatici.
Visibilmente emozionata, Giulia Zanfino ha espresso grande soddisfazione per il riconoscimento:
«Sono onorata di ricevere un premio che porta il nome di Rocco Gatto. L’idea di realizzare questa opera nasce dal fatto che nessuno conosce queste persone: in pochissimi conoscevano Giovanni Losardo e la sua storia. Spero che qui a Gioiosa si conosca sempre di più anche la figura di Rocco Gatto, che considero straordinaria. Ho voluto riportare alla luce racconti dimenticati troppo a lungo: storie di persone coraggiosissime, che non avevano paura di pronunciare la parola ’ndrangheta in un tempo in cui quasi nessuno osava farlo».
Il premio si conferma così non solo come riconoscimento artistico, ma come strumento di memoria e consapevolezza, capace di valorizzare storie di coraggio e impegno civile che continuano a parlare alle nuove generazioni.