Nella piccola comunità di Titi, frazione di Placanica, torna alla luce una storia rimasta per anni in silenzio, custodita tra le mura della Chiesa di Maria SS. della Consolazione. Protagonista è l’antica statua della Madonna della Consolazione, un’opera che affonda le sue radici tra il XVI e il XVII secolo.
Per lungo tempo, questa statua è rimasta quasi nascosta, passata inosservata agli occhi di molti e considerata una presenza secondaria all’interno della chiesa. Oggi, però, grazie all’intervento della Soprintendenza e all’impegno del dottor Giuseppe Mantella, prende avvio un importante lavoro di recupero: stanziati 15 mila euro per un restauro già iniziato, che si concluderà entro circa 160 giorni, orientativamente alla fine di luglio.

Ma ciò che rende questa statua davvero straordinaria non è soltanto la sua antichità, bensì la sua storia.
Negli anni ’50, quando a Titi non era ancora presente l’energia elettrica, la luce nella chiesa veniva ottenuta attraverso fiori immersi nell’olio e accesi durante le celebrazioni. Al termine delle funzioni, ancora ardenti, venivano deposti ai piedi della cappella della Madonna, aperta solo in occasione della festa di agosto. Fu proprio questa consuetudine a provocare un incendio che colpì gravemente la statua.

Da quel momento, l’opera perse la sua forma originaria. Invece di essere restaurata, venne ricostruita con materiali semplici — carta pesta, malta e cenere — mentre una nuova statua, donata dagli emigrati di Titi in America, prese il suo posto nella devozione quotidiana della comunità. Così, l’antica Madonna rimase nell’ombra, dimenticata e ritenuta per lungo tempo non più necessaria.
Eppure, proprio questa statua rappresenta oggi un bene di straordinaria importanza. Non solo per la sua origine, con una struttura in legno e gesso risalente tra Cinquecento e Seicento, ma anche perché, nonostante le trasformazioni subite, si configura come una delle testimonianze più antiche presenti nella diocesi, in un territorio già ricchissimo di storia e di opere sacre.
Il restauro in corso assume quindi un significato che va oltre il semplice recupero materiale: è un gesto di consapevolezza e responsabilità. Restituire valore a questa opera significa riconoscere ciò che per troppo tempo è rimasto in secondo piano e riaffermare il ruolo della comunità come custode di un patrimonio che attraversa i secoli.
