Nel cuore pulsante delle istituzioni della Repubblica, tra le maestose sale della Camera dei Deputati, si è levata una voce antica e potente: quella del Mediterraneo. Non solo mare, ma simbolo di civiltà, crocevia di popoli, rotte e culture che da millenni intrecciano storia, memoria e destino. Qui, alcuni giorni fa, è stato presentato il libro “The Mediterranean: Verso una nuova pedagogia del turismo”, manifesto di un nuovo modo di intendere il viaggio: non più mero spostamento, ma esperienza educativa, ponte culturale e atto di responsabilità civica.
Ad aprire l’incontro è stato Fabio Porta, deputato della Commissione Esteri e segretario della Commissione Bilaterale sulla crisi demografica, che ha restituito al Mediterraneo il suo ruolo originario: non confine, ma ponte tra civiltà; non periferia, ma laboratorio di identità, relazioni e saperi. Un orizzonte vasto, dove mare e terre interne, coste frastagliate e borghi nascosti, dialogano da millenni, tessendo la trama vivente di una civiltà che non smette di guardare avanti.
Il dibattito ha assunto i contorni di un’epica assemblea di voci autorevoli e variegate: Virginia Di Gaetano, autrice Lonely Planet di The Mediterranean; Michele Cafiero, quinta generazione di maestri d’ascia a Meta di Sorrento; Nino Aversa, guida ambientale e fondatore di Sorrento Hiking; il calabrese Giuseppe Varacalli, Presidente del Consiglio Generale di AICOTUR – Associazione Italiana Comuni del Turismo delle Radici; e Carmen Bizzari, professoressa associata di Geografia all’Università Europea di Roma. A coordinare il dialogo, Gianni Lattazio, segretario generale ICPE.
Carmen Bizzari ha dipinto un quadro maestoso: il Mediterraneo come civiltà complessa, fatta di paesaggi costieri e interni, porti e borghi montani, scambi culturali, tradizioni e innovazioni. In questo scenario, il turismo diventa strumento pedagogico potente, capace di educare alla comprensione integrale dei luoghi, valorizzando identità, legami e memoria storica dei popoli che lo abitano.
Giuseppe Varacalli ha evocato i territori del Mezzogiorno, con la Calabria come testimonianza luminosa di virtù, radici e resilienza. Qui, antichi mestieri e saperi tradizionali si intrecciano con artigianato, gastronomia e cultura materiale, generando un turismo responsabile che rigenera borghi e comunità senza tradirne l’anima. La Calabria emerge come terra di cultura viva e memoria pulsante, ponte tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione, custode di un dialogo autentico con l’intero Mediterraneo.
Michele Cafiero ha sottolineato il valore del turismo lento, dei mestieri antichi e della trasmissione del sapere come chiavi per una conoscenza profonda dei territori mediterranei. Anche in Calabria queste virtù si manifestano in tutta la loro forza: montagne maestose, coste frastagliate, borghi sospesi nel tempo e comunità resilienti mostrano che la cultura locale può trasformarsi in esperienza viva, inclusiva e educativa, capace di trasmettere valori universali.
Parlamentari e accademici hanno ribadito come una nuova pedagogia del turismo possa diventare leva di coesione sociale, motore dello sviluppo locale e collante tra le diverse sponde del Mediterraneo. In questo quadro, le esperienze calabresi assumono valore emblematico: prova concreta che la forza delle radici, la cultura e le comunità locali possono nutrire un Mediterraneo capace di unire, innovare e rigenerare.
Dal confronto è emersa una visione chiara e solenne: il Mediterraneo non è riducibile a un mare o a confini geografici, ma è un organismo vivo di civiltà, culture e conoscenze. Le comunità calabresi, custodi di un patrimonio unico, ne incarnano le virtù e mostrano come la forza delle radici possa alimentare un futuro condiviso, dimostrando che turismo, cultura e memoria possono diventare strumenti di sviluppo sostenibile, inclusivo e rigenerativo, restituendo dignità ai territori e alle persone che li abitano.
Articolo di Francesco Marrapodi