In questi giorni di allerta meteo, la natura ci ha parlato, come spesso accade, non lo ha fatto con sussurri, ma con forza, onde, vento, pioggia battente. Ci ha imposto uno stop. Ci ha detto “Va bene tutto, ma non dimenticate che questo spazio non è tutto vostro. Correte, costruite, spingetevi, ma alcuni luoghi restano miei. E lo saranno sempre.”
Così ci ha costretto a rientrare, a rallentare. Ci ha chiusi in casa e, paradossalmente, ci ha restituito tempo, per pensare, leggere, cucinare, ascoltare. Per riscoprire il valore del limite.
La natura non è matrigna.
È madre. Una madre antica, una matriarca che rivendica rispetto. Non lo fa per punirci, ma per ricordarci che siamo ospiti, non padroni.
E se davvero vogliamo considerarci “esseri superiori”, dobbiamo essere capaci di equilibrio. Perché il vero progresso non è l’espansione infinita.
Progresso è coesistere consapevolmente.
Dispiace vedere la devastazione che ha lasciato in tanti territori, ma ci sono forze che vanno oltre ogni previsione e controllo. E l’umano, per quanto si illuda di dominare, dovrebbe imparare ad accettarlo.
Siamo in debito. Con lei. Da sempre.
Articolo di Maria Antonietta De Francesco
