Locride, sempre più povera e tagliata fuori dal mondo

Articolo di Francesco Marrapodi

Questa non vuole essere una critica alla recente amministrazione regionale – che, anzi, è tra le migliori che la Calabria abbia mai avuto – ma l’ ennesimo grido, accorato, per ciò che non è stato fatto per la Locride e che può ancora essere fatto, anzi, che deve essere fatto!

Ho visto pochi giorni fa un post del Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, nel quale elencava “dieci interventi” che saranno realizzati prossimamente sul territorio calabrese. Dieci punti, dieci promesse. Ma tra questi la Locride non compare se non in forma indiretta, quasi sussurrata. Eppure la Locride – quella striscia magnetica e fiera che da Palizzi si distende fino a Riace in un abbraccio quasi mistico – ha fornito un contributo decisivo alla vittoria della coalizione guidata da Occhiuto.

Tolto questo piccolo, grande particolare, resta un’amara verità: la Locride continua a essere trattata come area di serie B. E allora viene spontaneo chiedersi: siamo davvero prigionieri di una leggenda nera, di una maledizione che ci vuole eternamente colpevoli, eredi di un destino infame tramandato più per convenienza che per verità?

Ma bando ai miti e alle superstizioni. La realtà è una sola, nuda e feroce: dagli anni Ottanta a oggi la Locride ha conosciuto un declino drammatico. È stata progressivamente abbandonata, lasciata sola, troppo spesso indicata come capro espiatorio, usata per coprire inefficienze e fallimenti altrui. Una terra messa in fondo alla fila, nella lunga classifica di chi aspetta, di chi spera, di chi continua a credere nonostante tutto.

E la domanda ritorna, insistente: perché?

Oggi, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, dei satelliti e delle connessioni globali, noi della Locride sembriamo non esistere. Siamo un’ombra sulla mappa. 

OGGI, PER RAGGIUNGERE DALLA LOCRIDE UNA CITTÀ D’ITALIA, DEVI AFFRONTARE L’ODISSEA 

E pensare che non molto tempo fa era tutto diverso. Negli anni Ottanta e nei primi Novanta si poteva salire su un treno in qualunque stazione della Locride e raggiungere Roma, Milano, Torino, Bologna, Bari, senza dover affrontare pellegrinaggi verso Reggio Calabria o Rosarno. Le strade funzionavano. La vecchia Bovalino–Bagnara era una spina dorsale vitale. Oggi, invece, attendiamo da anni una nuova arteria che non arriva mai e percorriamo una Statale 106 che sembra ferma all’epoca di Mussolini.

La fascia ionica, un tempo, era costellata di alberghi, strutture ricettive, luoghi vivi e pulsanti, capaci di accogliere turisti da ogni parte del mondo. Oggi non c’è quasi più nulla di tutto questo. Si parla spesso di Calabria, ma troppo poco di Locride. Eppure stiamo parlando di una terra che ha conosciuto la gloria quando gran parte dell’Europa era ancora immersa nel buio.

Questa è la terra di Pitagora, che secondo autorevoli teorie non sarebbe giunto qui dall’isola di Samo, ma sarebbe figlio di una Samo di Magna Grecia, proprio di queste coste ioniche. La terra di Zaleuco, primo legislatore della storia. Di Nosside, voce poetica eterna. Di Corrado Alvaro, Saverio Strati, Tommaso Campanella. Una terra che ha generato pensiero, poesia, diritto, civiltà. Una terra che ha insegnato al mondo a ragionare, mentre oggi fatica perfino a farsi ascoltare.

LA LOCRIDE MERITA MOLTO DI PIÙ

La Locride merita attenzione, investimenti, visione. Merita infrastrutture degne di questo nome, non per tornare ai fasti della Magna Grecia, ma almeno a quella normalità concreta e dignitosa degli anni Ottanta e Novanta, quando da Bianco – tanto per fare un esempio – si poteva raggiungere qualsiasi città d’Italia senza affrontare un’odissea.

Mi auguro che di tutto questo tenga conto il Presidente Occhiuto e che alla sua lista di cose da fare per la Calabria aggiunga interventi concreti anche per la Locride. Perché questa terra lo ha sostenuto con convinzione, con sacrificio, con pazienza. E la pazienza è una interminabile virtù, sì. Ma la memoria dei popoli è molto più lunga. E se la Locride sarà dimenticata ancora, questa volta (usando il più semplice degli eufemismi) potrebbe davvero segnarselo al dito.

Pubblicato da Tele Montestella

Rete web televisiva della Vallata dello Stilaro con sede a Pazzano (RC). Tele Montestella arriva sui social 2010 diventando poi una pagina Facebook nell’aprile 2013 ma possiamo dire che l’idea e le prime iniziative di informazioni nascono 1982. Un giovane Antonio Russo, ora presidente dell’Associazione Radio Tele Montestella Web”, iniziò ad appassionarsi al mondo delle comunicazioni quando suo padre Ciccio Russo comprò la sua prima telecamera. Da lì inizio una ricca documentazione sulla Vallata dello Stilaro ed oltre, cimentandosi anche nella realizzazione di Radio arrivando a creare il primo canale televisivo Tele Montestella. Oggi la comunicazione si è spostata sui social, sono cambiati i mezzi ma l’obiettivo è uguale: informazione e valorizzazione della nostra Vallata dello Stilaro e di tutta la Calabria, condividendo con voi la bellezza, le tradizioni e tutto ciò che questa terra ha da offrire.

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