Articolo di Francesco Marrapodi
Un disegno di legge che introduca nelle scuole una disciplina, a partire dalle elementari, e delle materie specifiche dalle superiori in poi, è ciò che serve per combattere il bullismo. È questa l’idea che avrei voluto rivolgere al Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, durante la cerimonia “Voci d’Europa – L’Arte contro il Bullismo”, tenutasi presso la sede del Parlamento Europeo in Italia e della Rappresentanza della Commissione Europea, dove sono stato premiato per il mio impegno contro il bullismo. Una proposta che, un po’ per l’emozione e un po’ perché si era fuori tempo, ho deciso di rimandare a un secondo momento. In quel luogo, dove i pilastri ideali dell’Europa – dignità, libertà, solidarietà – si intrecciano con la voce dell’arte e della coscienza, ho sentito vibrare dentro di me la forza di un destino condiviso: quello di chi crede ancora che la parola possa rendere migliore il mondo. In quell’aula colma di voci, di storie e di speranze, ho capito che l’impegno, quando nasce dal cuore, può diventare eredità morale.
L’evento, promosso dall’associazione Art Global di Roma, guidata da Angiolina Marchese e dalla art curator Rosanna Vetturini, ha incarnato un messaggio profondo e universale: la cultura e l’arte possono anche essere una forma di difesa, un gesto di coraggio, un atto d’amore verso l’umanità. Perché, così la parola come l’ arte, quando sono sincere, illuminano, proteggono e risvegliano le coscienze.
LE NOSTRE NON SONO LE VOCI DEL SILENZIO
Essere tra i protagonisti di quella serata, per il mio impegno nel coniugare giornalismo e arte a difesa dei più fragili, è stato un momento di profonda emozione e consapevolezza.
Sono di Bianco, in provincia di Reggio Calabria, a pochi passi dall’Aspromonte. Mi diletto a scrivere e faccio di tutto affinché i miei testi si pongano soprattutto a difesa dei diritti umani. Ho sempre creduto nella forza costruttrice della parola e ritengo che chi la usa per informare abbia anche il dovere di servirsene per dare voce a chi non ne ha. Sono questi i principi che danno vita alla mia penna. Il lavoro di chi si serve della parola per informare deve fondarsi soprattutto sulla coscienza morale e sull’ascolto. E questo mi fa credere che il bullismo – una delle più crudeli e inaccettabili forme di violenza, silenziosa e subdola – si possa combattere con un’educazione empatica, capace di formare le coscienze fin dai primi anni di scuola.
Per questo voglio rivolgermi al Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per dire loro che:
«Contro questo male servirebbe un disegno di legge che introduca nelle scuole discipline fondamentali e di base contro il bullismo: materie didattiche capaci di istruire e sensibilizzare i bambini sin dal primo approccio con il mondo scolastico. Solo studiando gli effetti del bullismo – e prima che esso attecchisca nei cuori dei giovani – possiamo educarli a dire no al bullismo!»
Le mie parole vogliono essere un appello al Paese: un invito a scegliere la gentilezza come forma di resistenza.
Ogni gesto di responsabilità è una scintilla di speranza che può accendere il domani. Ed è stato proprio nell’ atmosfera carica di emozione del Palazzo del Parlamento Europeo che per diverse ore l’arte ha smesso di essere solo estetica per farsi memoria e promessa. Una promessa che dobbiamo rinnovare ogni giorno: perché nessun ragazzo debba più sentirsi solo, mai più vittima del silenzio che nutre il bullismo!
L’EUROPA CHE ASCOLTA
In sala erano presenti molte personalità che, ognuna con la propria esperienza, contribuiscono ogni giorno a costruire un’Europa più giusta, più consapevole, più umana: Fabrizio Santori, Barbara Castellani, Susanna Ceccardi, Stefania Cacciani, Maria Rita Parsi, Rosaria Zizzo, Maria Antonia Spartà, Massimiliano Ferragina, Raffaele Capperi, Luigi Zeno, Valentina Ambrosio, Rosi Central Roma, Sara Pastore e Nadia Rinaldi.
La loro presenza ha creato un coro di voci diverse ma unite dallo stesso ideale: trasformare la consapevolezza in azione, la parola in impegno, il dolore in rinascita.
UN MESSAGGIO CHE ATTRAVERSA I CONFINI
E così, da Roma, cuore pulsante d’Europa, è partito un messaggio che non conosce confini: l’arte e la parola sono le armi più nobili contro l’indifferenza e l’ingiustizia. Voci d’Europa non è stata soltanto una cerimonia: è stata una dichiarazione di fede nell’essere umano, nella sua capacità di cambiare, di scegliere, di non arrendersi mai. Nell’abbraccio collettivo ho sentito riflettersi l’immagine di un’Europa che ricorda, che ascolta, che educa, che ama. E in quell’applauso finale, lungo e sincero, ho percepito il respiro eterno di una verità che attraversa i secoli: la civiltà e la moralità umana iniziano a morire quando qualcuno decide di girarsi dall’altra parte. Finché ci sarà una voce che osa dire “no”, finché una parola saprà farsi luce, l’umanità non sarà perduta.