Una legge che includa nelle scuole una materia dedicata allo studio del bullismo:
è l’idea che l’artista e giornalista Francesco Marrapodi ha rivolto al Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, dopo la cerimonia “Voci d’Europa – L’Arte contro il Bullismo”, tenutasi nella sede del Parlamento Europeo in Italia e della Rappresentanza della Commissione Europea.
In un luogo dove i pilastri ideali dell’Europa – dignità, libertà, solidarietà – si intrecciano con la voce dell’arte e della coscienza civile, l’evento, promosso dall’associazione Art Global di Roma, guidata da Angiolina Marchese e dalla curatrice Rosanna Vetturini, ha dato forma a un messaggio potente: la cultura è un atto di difesa, la parola un’arma di giustizia.
Premiata una voce che non demorde
Come abbiamo accennato, tra i protagonisti della serata, c’era Francesco Marrapodi, originario di Bianco, insignito di un prestigioso riconoscimento per il suo impegno nel coniugare giornalismo etico, arte e difesa dei più fragili. Un percorso che nasce da un principio semplice e radicale: la parola, se autentica, non osserva da lontano — agisce.
«Ho sempre creduto nella forza della parola, e chi la usa per informare ha anche il dovere di servirsene per dare voce a chi non ne ha»,
ha dichiarato Marrapodi, accolto da un applauso che ha attraversato la sala come un’onda di gratitudine. La sua attività giornalistica, nutrita di verità e coraggio, ha contribuito a forgiare una nuova coscienza collettiva contro la violenza silenziosa del bullismo. Nei suoi articoli, Marrapodi ha più volte richiamato l’urgenza di un’educazione empatica, capace di formare generazioni consapevoli fin dai primi anni di scuola.
«Contro questo male serve un disegno di legge che introduca nelle scuole materie capaci di istruire e sensibilizzare i bambini sin dal primo approccio con il mondo scolastico. Solo studiando gli effetti del bullismo — e prima che esso attecchisca nei cuori dei giovani — possiamo educarli a dire no al bullismo!»
Le sue parole non sono rimaste uno slogan, ma un appello civile al Paese, un gesto che unisce responsabilità e speranza.
Il nome di Paolo Mendico, nel silenzio che commuove
La cerimonia è stata dedicata a Paolo Mendico, il quattordicenne la cui tragica vicenda ha scosso la coscienza dell’Italia intera.
La presenza dei suoi genitori, composta e lacerante, ha reso la serata un momento di verità e di pietà civile.
L’arte, in quel silenzio, ha smesso di essere estetica per farsi memoria e promessa: nessun ragazzo deve più sentirsi solo, mai più vittima del silenzio.
L’Europa che ascolta
Numerose le personalità presenti: Fabrizio Santori, Consigliere Segretario dell’Assemblea Capitolina; la giornalista Barbara Castellani; l’on. Susanna Ceccardi; la criminologa Stefania Cacciani; la prof.ssa Maria Rita Parsi, membro del Comitato ONU per i Diritti dei Minori; la prof.ssa Rosaria Zizzo, esperta di bullismo e cyberbullismo; la dott.ssa Maria Antonia Spartà, Vice Questore della Polizia di Stato; l’artista Massimiliano Ferragina, vice preside del Liceo Artistico; l’attivista Raffaele Capperi, simbolo di resilienza e forza; Luigi Zeno, volto della resistenza al bullismo; la cantante e avvocato Valentina Ambrosio; la stylist Rosi Central Roma; il soprano Sara Pastore e l’attrice Nadia Rinaldi.
La loro presenza ha composto un coro di voci diverse, unite dallo stesso ideale: trasformare la consapevolezza in azione.
Un appello che attraversa i confini nazionali
Da Roma, cuore pulsante d’Europa, è partito un messaggio che supera confini e ideologie: l’arte e la parola sono le armi più nobili contro l’indifferenza e l’ingiustizia.
“Voci d’Europa” non è stata solo una cerimonia, ma un atto di fede nella capacità dell’uomo di cambiare sé stesso.
Nel gesto di Marrapodi e nell’abbraccio collettivo a Paolo Mendico si è riflessa l’idea di un’Europa che non dimentica, che ascolta, che educa.
E in quell’applauso finale, prolungato e sincero, si è avvertito il respiro antico di una verità semplice e necessaria: la civiltà e la moralità umana iniziano a morire quando qualcuno decide di girarsi dall’altra parte.
