Ricorre quest’anno l’80° anniversario di un insieme di fatti, idee e avvenimenti che, per qualche giorno nel marzo del 1945, diedero vita alla cosiddetta Repubblica Rossa di Caulonia, una pagina di storia intensa e spesso rimossa, nonostante il suo profondo valore politico e simbolico.
Per comprendere la portata di quanto accadde, basti pensare che oltre un migliaio di persone furono sottoposte a fermo di polizia, e 365 di esse finirono in carcere, accusate di ben 278 capi d’imputazione. Il processo che ne seguì — rapido e spietato — fu il più grande processo politico del dopoguerra italiano. I protagonisti di questa rivolta, definiti “partigiani” di Caulonia e dei paesi vicini, furono trattati come pericolosi sovversivi, ma in realtà erano cittadini che, in un momento cruciale della storia d’Italia, provarono a immaginare una società nuova, più giusta e libera.
Eppure, la storia di quei giorni drammatici e pieni di speranza è stata sistematicamente rimossa dalla memoria storica ufficiale e dalla coscienza collettiva. Quello che accadde a Caulonia non rientra nel grande racconto della Resistenza, né in quello della nascita della Repubblica Italiana. Forse perché troppo meridionale, forse perché troppo radicale, forse perché faceva paura.
A colmare questo vuoto di memoria interviene oggi Ilario Ammendolia, con la pubblicazione di un saggio edito da Città del Sole, impreziosito dalla prefazione della filosofa Donatella Di Cesare. Il libro — frutto di anni di studio, testimonianze e riflessioni — ricostruisce con rigore e passione gli avvenimenti di 80 anni fa, rileggendoli come radice profonda delle tensioni e delle speranze che ancora attraversano il nostro presente.
Secondo Ammendolia, la Repubblica Rossa di Caulonia non fu un episodio marginale o folcloristico, ma un momento di rottura e di visione. Una scintilla che accese, anche se per poco, la possibilità di un Sud protagonista, capace di autodeterminarsi, di rivendicare diritti e dignità, di sfidare le logiche del potere costituito.
Ottant’anni dopo, quel sogno spezzato interroga ancora le nostre coscienze. E il libro di Ammendolia non è solo un’opera storiografica, ma un atto di giustizia e di resistenza civile. Perché ricordare significa anche scegliere da che parte stare.