Articolo di Rosella Cerra

Nasce come luogo di culto italo-greco. Ora rappresenta uno dei luoghi più suggestivi del culto Mariano
Inserito nel “Cammino Basiliano” è situato in una grotta naturale scavata sul monte omonimo nel Comune di Pazzano, appena sopra la più conosciuta Stilo. Vi si accede da una scalinata di 62 gradini. Sono presenti degli affreschi sulle rocce. Un altare ove si fanno i riti e la statua della Madonna della Stella, posta in una nicchia illuminata. il Santuario è anche noto come Eremo di Santa Maria della Stella. Assunse questo nome da quando, nel Cinquecento, venne deposta la statua della Madonna Maria della Stella. Questo momento segnò anche il passaggio da luogo di culto italo-greco a luogo di culto cattolico, con il giorno di festeggiamento fissato il 14 agosto.

Il più antico documento che attesta la presenza del Santuario, secondo alcune fonti, è il codice greco 598 di Parigi, manoscritto bizantino conservato ora a Parigi nella Biblioteca Nazionale di Francia. Contiene le opere di Sant’Efrem il Siro, teologo e scrittore siriaco, vissuto nel trecento ed è stato composto dal monaco Michele. Sarebbe stato copiato nel 1049 in Santa Maria di Stilo. Appena sopra il Santuario vi è anche una piccola chiesa e, di fronte ad essa, il convento.

Per saperne di più chiediamo al Rettore del Santuario Don Enzo Chiodo, anche parroco delle chiese di Pazzano e Bivongi
Intervista a Don Enzo Chiodo, rettore dell’Eremo-Santuario di Santa Maria della Stella in Pazzano RC
1. Quali sono le caratteristiche principali del santuario della Stella? Ci può descrivere l’eremo di cui è rettore e la sua storia (brevemente)? Perché in passato i basiliani hanno scelto di insediarsi qui? Corrisponde forse ad un tipico luogo di spiritualità calabrese?
L’Eremo-santuario di S. Maria della Stella si trova nel contesto paesaggistico della vallata dello Stilaro, nel Comune di Pazzano. Posto in una posizione centrale tra il mare e la montagna. Distante dal rumore e dal chiasso, con una vista su tutta la costa ionica, è meta di pellegrinaggio e di ricerca prestandosi a diversi itinerari naturalistici e spirituali. A pochi chilometri sorge, infatti, la Certosa di Serra S. Bruno, la Cattolica di Stilo, il Monastero S. Giovanni Theristi, oggi affidato alla diocesi ortodossa rumena in Italia.
L’origine risale ai primi insediamenti monastici tra il VII e IX sec. Le prime migrazioni per la lotta iconoclasta hanno fatto sbarcare sulla costa ionica questi uomini cercatori di Dio. Le prime forme di monachesimo in Calabria furono eremitiche ed esicaste: si trattava di persone che vivevano solitarie, in grotte e si riunivano la domenica nell’unica chiesetta detta Cattolica. Sulle colline hanno trovato il loro ambiente mediterraneo con rocce e amplessi tipici dell’oriente. Ciò permetteva loro di riprodurre nell’integrazione con il creato la forte spiritualità dell’Oriente. Nel tempo si passò ad una vita cenobitica anche se molti vivevano una vita mista, detta lauritica.
La grotta naturale di Monte Stella conserva l’antico affresco di “S. Maria Egiziaca o Comunione di San Zosimo a S. Maria Egiziaca” (IX-Xsec), e altri più tardivi quali la “Ss.ma Trinità”, “La deposizione di Gesù sulle braccia di Maria o Trono di Pietà”,” La Natività” e “San Michele Arcangelo”.
Al centro della grotta vi è la statua marmorea del 1562 di scuola gaginesca, che testimonia il passaggio dal rito orientale a quello occidentale. La statua raffigura la Vergine in preghiera che attende di partorire. Il suo ventre infatti è acceso rispetto al volto. Non a caso molti pellegrini accedono al santuario per chiedere la grazia della maternità. Secondo la leggenda, la statua destinata ad altri siti, si bloccò in mare presso l’attuale Monasterace marina e venne trasportata dai pastori seguendo una grande luce che nella notte gli indicò il monte Stella. Si narra che la Vergine appena entrata in grotta dovette combattere contro il demonio. Dopo la lotta prese possesso del luogo vincendo la battaglia. La leggenda fa riferimento al brano dell’Apocalisse 12. Il santuario custodisce infatti anche una tela del 700 che raffigura proprio la Donna dell’Apocalisse. A fine settecento inizia una vita monastica più strutturata nel conventino annesso che custodisce i ruderi della prima chiesa e dell’antica stanza camino attorno alla quale sorgevano le prime celle monastiche, oggi casa religiosa di ospitalità e di spiritualità.

È rimasta intatta la festa nella notte tra il 14 agosto e il 15 agosto. Con una lunga veglia presieduta dal Vescovo, che testimonia come nel tempo si sono conservate le due veglie notturne monastiche in estate, nella “pasqua estiva” che anche oggi l’Oriente cristiano vive nella grande preparazione della veglia della Kimesis o Dormitio Virginis e la festa della Trasfigurazione presente in Calabria, solo in questa Vallata. Ogni paese conserva il suo pellegrinaggio annuale a piedi e la discesa in grotta in ginocchio in spirito penitenziale, anche se oggi molti scelgono i mezzi più moderni per la visita al santuario. La processione della tela raffigurante la Madonna si svolge nella notte attorno al sacro monte con una fiaccolata e con preghiere tratte dalla tradizione. La veglia notturna dei pellegrini fino all’alba si svolge tra il silenzio orante e la condivisione. Tutto il mese di agosto diventa perciò un mese mariano. I pellegrini e i turisti vi passano per una sosta di pace e di preghiera. L’acqua che sgorga dalle rocce è considerata segno di benedizione.
Vi è un senso di timore appena si sale il monte o quando ci si immerge nella grotta a circa cento metri sottoterra. Dopo questa discesa nel grembo della terra il pellegrino o l’uomo in ricerca trova dentro di se un senso di pace interiore e di gratitudine che lo porta a benedire Dio per l’opera della creazione e della redenzione. Il percorso naturalistico della via Lucis fa contemplare la bellezza della natura e la bellezza della fede essendo situato con un affaccio sul mar Ionio, illuminato costantemente dal sole. La grotta naturale a cui si accede tramite una grande scalinata evoca i grandi battisteri antichi che prevedevano l’immersione nell’acqua per risalire a nuova luce, durante la celebrazione del Battesimo. Così il pellegrino fa la stessa esperienza di Cristo che morto e sepolto discende agli inferi per risorgere e dare la vita nuova ai credenti. L’emozione più grande è vedere famiglie giovani che vengono a ringraziare la Madonna dopo aver avuto in dono un figlio. Tanta tenerezza e gioia nei volti dei papà e mamme emerge ad un occhio attento. La roccia plasmata dalle acque diventa un appello alla conversione per chi nella vita ha avuto esperienze negative e vuole uscire dalle tenebre per una vita luminosa. Richiama la casa costruita sulla roccia della Parola eterna che non cade di fronte alle tempeste della vita. Gli sposi che decidono di sigillare il loro amore e le famiglie che battezzano i loro figli nella grotta-santuario trovano consolazione e speranza nella presenza orante della Vergine della Stella che illumina i cammini umani nel silenzio della grotta.
2. Esiste una specificità del patrimonio religioso in Calabria? Rispetto alla sua storia, alla geografia-topografia della regione? Come lo si potrebbe qualificare?
Il patrimonio religioso in Calabria è ancora ricco anche se vive le contraddizioni del tempo presente. È stato ben decritto da Mons. Tortora, vescovo di Locri Gerace di venerata memoria, il 15 agosto del 1985:
“Lungi da noi chiudere gli occhi di fronte al bene che ogni giorno si compie in Calabria. È la cronaca bianca, che non fa rumore e non va a finire sulle colonne dei giornali, ma riempie la vita di tanti calabresi. È il sacrificio lieto e nascosto di tante mamme, che generosamente si dedicano al servizio della propria famiglia; è l’impegno condotto con onestà e perseveranza di tanti lavoratori del braccio e della mente; è la preghiera sentita di uomini e donne, che davanti al Crocifisso e alla Vergine Addolorata giungono a concedere il perdono sincero, anche se intriso di lacrime, a chi ha portato lutto nelle loro case; è il desiderio dei giovani di rompere la spirale della violenza per costruire «una Calabria più giusta, più umana, più cristiana» (Giovanni Paolo II, 7 ottobre 1984)… Al nostro sguardo, la Calabria appare ancora «una terra di contrasti», in cui si ripercuotono le frantumazioni del mondo e i dolorosi fenomeni sociali del nostro tempo: il calpestamento dei diritti fondamentali della persona umana, primo fra essi il diritto alla vita e ad una degna qualità; le insidie e le pressioni contro la libertà dei singoli e della collettività; le varie forme di discriminazione: razziale, culturale, religiosa, ecc.; la violenza e il terrorismo; l’iniqua distribuzione delle risorse del mondo e dei beni della civiltà, che tocca il suo vertice in un tipo di organizzazione sociale, per cui la distanza fra le condizioni umane dei ricchi e dei poveri si accresce sempre più. La potenza travolgente di questa divisione fa del mondo, in cui viviamo, un mondo frantumato fin dalle fondamenta.”
La famiglia, pur vivendo il travaglio storico della complessità del post moderno, conserva “una grande attitudine alla resistenza, una grande familiarità nei rapporti, un rapporto familiare con i luoghi e le cose” (). L’accoglienza e il calore umano nelle relazioni feconda una società che non sempre è consapevole del suo patrimonio culturale e spirituale paesagistico. Lo potremmo definire un patrimonio “ in vasi di creta” che se non curato da parte delle Istituzioni rischia di sgretolarsi. Il Sud manca della tenacia del Nord nell’intraprendere e nel recuperare una fede liberante e un discernimento che permetta un modello di sviluppo alternativo. Ne ha le potenzialità. Si tratta di un patrimonio tipico, capace di attraversare i mutamenti storici conservando i valori della solidarietà e delle relazioni, del silenzio dei luoghi, dell’accoglienza e della capacità di convivere con diverse culture, pur risentendo delle mutazioni antropologiche e sociali del tempo presente.
3. Il Cammino Basiliano è anche un percorso in mezzo alla natura. Quale è il legame del suo ordine con il Creato, in particolare con le piante?

Monasteri , ruderi, vegetazione , mare e monti e colline contribuiscono a portare il turista ad interrogarsi e a rendere lode per il dono del creato. La mancanza di collegamenti attraverso strade interpoderali e di infrastrutture rende difficile una presenza stabile di turisti e pellegrini. Ciò non permette uno sviluppo strutturato e organizzato. In particolare, il monte Stella conserva delle orchidee tipiche, catalogati dai botanici. In Calabria durante il percorso si incontrano altre piante tipiche…(vedi prof Lupia). Si è notato che in prossimità della grotta cresce un fiore denominato “stella di Betlemme”. Durante l’anno alcuni appuntamenti spirituali, culturali e naturalistici segnano il tempo e la sacralità del luogo. Il cammino permette quel turismo esperienziale capace di attivare nuove stili di vita di cui l’uomo contemporaneo sembra così attento nella logica della Laudato sii.
4. Percorrendo il cammino, si puo’ intuire come si è svolta l’evangelizzazione della Calabria e capire perché la regione è un ponte tra le Chiese di oriente et occidente? Questo sito ci parla della Chiesa Ortodossa, rappresenta un momento di unione per i cristiani?
Due visite del patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli hanno caratterizzato il cammino ecumenico in Calabria. Le riflessioni nate dall’Orientale Lumen hanno stimolato molti studiosi di storia locale e in particolare le diocesi calabresi ad avviare contatti con l’oriente cristiano a rifondare eremi con l’attenzione specifica alla tradizione monastica. Solo nella nostra diocesi sono attivi tre eremi c da parte di un sacerdote diocesano, di una comunità di suore e di un laico che hanno particolare attenzione a creare relazioni ecumeniche. In particolare nella visita-pellegrinaggio presso i luoghi sacri bizantini , dal 19-23 marzo 2001, ,il Patriarca, ha fatto dono al santuario, su richiesta del rettore, di una icona originale della Dormitio Virginis proveniente dal monte Athos, vista la presenza di tanti ortodossi che vengono a venerare la Madre di Dio durante il corso dell’anno. La stessa viene venerata per tutto il mese di agosto in grotta. Nella notte tra il cinque e il 6 agosto e l 14 e 15 agosto i monaci o gli eremiti presenti in Vallata o provenienti da altri monasteri vivono insieme la grande veglia notturna della Trasfigurazione del Signore vivendo un “ecumenismo di base” con la comunità catto0lica. La seconda visita alla diocesi di Lungro in questo anno corrente ha sanato delle ferite antiche e ha intensificato il ruolo delle Chiesa di Calabria per un percorso di integrazione tra chiesa di occidente e chiesa d’oriente. La venerazione della Madre di Dio, e il culto dei santi italo-greci, sono gli elementi che ci accomunano e ci spingono a trovare nuove vie di evangelizzazione.
Nell’anno della fede abbiamo voluto, nel nostro sito, intensificare la fede battesimale dei credenti creando il percorso della Via Lucis attraverso icone originali scritte da una comunità monastica presente nel territorio, con modalità artistiche orientali. Nel santuario dalla domenica di Pasqua a Pentecoste viene pregata la via Lucis per suscitare la grande speranza che nasce dalla Croce del Signore alla luce della Risurrezione. La vallata conserva anche il “cammino della Stella”, in fase di rilievo che testimonia come ogni paese conserva ancora la memoria del pellegrinaggio a piedi che in tante parti della Calabria si conserva attraverso varie forme. Si tratta però di purificare alcuni elementi per evitare che si riduca a folclore senza un incidenza nella vita di ogni giorno.
Il futuro sarà sempre legato alla riscoperta delle antiche tracce. In tal senso il cammino basiliano ha bisogno ancora di rilevare tutti i valori nascosti dietro le pietre, le piante, le chiese e le case che attraversa chi sceglie di compierlo, per ricreare con forza il nuovo che matura sulle antiche radici della fede e della cultura e può contribuire ad un autosviluppo propulsivo del sud. Il merito di chi ha tracciato questo cammino e sta contribuendo ad attivarlo valorizzando le risorse locali si può sintetizzare nelle parole ancora di Mons. Bregantini: “Non ci può essere futuro senza sacrificio, senza cioè aver davanti il fascino delle cime e lo splendore di una stella che brilla anche nei giorni della solitudine e della tristezza”
5. Cosa si fa oggi? Quanti visitatori in media visitano il Santuario ogni anno?
Dopo aver ristrutturato gli ambienti è nata la Casa religiosa di ospitalità nel conventino annesso che ospita coloro che sono in ricerca di Dio e vogliono vivere momenti di silenzio recuperando l’armonia interiore. Ci sono 12 posti letto nelle antiche celle. Inoltre in questi ultimi anni è stato allestito un piccolo museo che contiene antichi reliquari e delle preziose icone, tra cui quella data in dono da Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli. Grazie all’intervento del Gal terre -Locridee è stato possibile realizzare un impianto di telecamere che permette l’accessibilità per chi fa fatica a scendere la gradinata. C’è ancora molto da fare per l’accessibilità e per rispondere alle sfide della disabilità. Ogni domenica c’è la celebrazione dell’Eucarestia e molti scelgono di sposarsi in grotta oltre che battezzare i figli, in segno di gratitudine per il dono dei figli. La statua è infatti incinta… in attesa di partorire e è considerata come Madre della vita. Presente anche un piccolo bazar di oggetti sacri legati alla Madonna della Stella, un punto ristoro con piccola sala multimediale.

Non è sempre possibile contabilizzare in quanto tutti appongono la loro firma. E’ certo però che vi è un flusso di circa 20 mila visitatori all’anno.
6. Cosa succederà il 14 agosto 2025?
Dopo la realizzazione dello stellario in oro per il giubileo del 2000 abbiamo pensato, a 25 anni di distanza, di realizzare un diadema regale per il giubileo della speranza, quale segno eloquente di fede e di devosione verso la Madonna della Stella. Esso però ricorda l’impegno dei cristiani a vivere la regalità battesimale, cioè la vita come servizio d’amore verso Dio e il prossimo. L’opera è stata commissionata all’orafo calabrese Aldo Ferraro che sa interpretare i contenuti teologici intrisi con la realtà naturale del luogo. Abbiamo voluto sintetizzare in quest’opera la bellezza della fede con le caratteristiche del paesaggio. Le orchiedee spontanee che abitano questo luogo vengono intrecciate attorno a Maria che vive di fede, speranza e caritaà. Il rito sarà presieduta dal vescovo di Locri- Gerace, Mons. Francesco Oliva nella notte del 14 agosto alle ore 22,30, quando tutta la Vallata dello Stilaro si ferma per onorare la Madre di Dio.