L’altro giorno ho ricevuto un’amara sorpresa, in seguito alla richiesta di amicizia su Facebook da parte di un mio vecchio compagno di scuola, di cui non avevo più notizie dal 1960, anno in cui conseguimmo insieme il diploma di perito industriale a Reggio Calabria.
Amara sorpresa, dicevo, perché la prima notizia che il mio caro collega mi ha dato è stata quella di essere affetto dalla terribile e invalidante malattia della SLA.
Nello stesso momento — nemmeno il tempo di gioire per la sua ricomparsa — sono stato assalito dall’angoscia e dal turbamento per la brutta e inaspettata notizia riguardante le sue gravi condizioni di salute.
E le altre sorprese dovevano ancora arrivare.
Ingenuamente, ignaro delle conseguenze della sua malattia, gli ho inviato il mio numero di telefono. La risposta, purtroppo, è stata amara: a causa del suo male, non era più in grado di parlare, e potevamo comunicare soltanto tramite messaggi scritti su Messenger.
Infine, la cosa che mi ha profondamente commosso fino alle lacrime: mi ha pregato di chiudere la conversazione perché era stanco, rimandandomi al giorno dopo.
A questo punto ho fatto un’amara riflessione e mi sono chiesto: “Ma che strana e complicata malattia è questa, se produce danni così gravi, invalidanti e devastanti?”
Ricordandomi di un altro male simile, l’Alzheimer, ho fatto un paragone: in entrambi i casi la malattia non danneggia soltanto il paziente, ma coinvolge in modo totale anche i familiari, che devono provvedere all’assistenza e alla cura continua del proprio congiunto.
Immagino quindi il dramma quotidiano del mio caro amico Vincenzo e della sua famiglia.
Chiusa la conversazione con lui, mi sono precipitato a fare una ricerca su Google per saperne di più sulla SLA.
Mi sono limitato a leggere che la SLA, Sclerosi Laterale Amiotrofica, è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, cioè le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che controllano i movimenti della muscolatura volontaria.
La malattia colpisce maggiormente le persone tra i 50 e i 60 anni.
In Italia, viene spesso associata a questa malattia la figura del calciatore Stefano Borgonovo, che ne fu vittima. Anche lui non ebbe scampo, ma divenne protagonista e simbolo della lotta contro la SLA.
La sua battaglia non fu vana: prima di morire fondò una Fondazione come strumento di sensibilizzazione e lotta, e lasciò ai posteri un libro, “Attaccante nato”, che ha riscosso e continua a riscuotere molta attenzione e numerosi riconoscimenti.
Non è la prima volta che, grazie a Facebook — tanto bistrattato — riesco a ritrovare piacevolmente amici e parenti dopo tanto tempo. Questo ne è un esempio toccante.
Articolo di Mario Murdolo