È un anagramma che collega le due locuzioni. Ma è anche una persona. Cinzia Lamberti che lo ha composto, discendente dei Lamberti che nella Vallata dello Stilaro hanno creato la prima fabbrica d’armi del Regno Borbonico, ha avuto delle intuizioni.
Articolo di Rosella Cerra.
Ho già scritto su di lei due articoli. Uno per Centrosud24[1], ed uno per Galileo[2], la rivista degli ingegneri di Padova. In questo articolo ripercorro il tracciato che ha portato la Lamberti a definire la “Metafora del Graal”. Si tratta di una direttrice che collega il Bastione di Malta, Villa Caristo, il Santuario di Monte Stella ed il Castelletto di San Fili, nei pressi di Riace, nel comune di Stignano. Tutti questi edifici portano il marchio, o meglio lo stemma, dei Lamberti. Nel libro “34% la storia di una legge per il Sud” ho inserito una sua intuizione circa il significato dell’immagine riportata a bassorilievo sul piedistallo della “Gerusalemme Liberata” di Villa Caristo[3]. Ossia, secondo la Lamberti, nel bassorilievo vi è rappresentata la “Chanson d’Aspremont”. Un capitolo del libro per descrivere anche il lavoro fatto dalla famiglia Lamberti a cavallo del Seicento/settecento nell’intera Vallata dello Stilaro. Ma anche il ruolo avuto nella costruzione di una serie di edifici, fra cui proprio il corpo centrale della di Villa Caristo. Costruito ad inizio ‘700, era inizialmente definito “Casino Lamberti“
Cinzia Lamberti vive a San Pier Fedele. Ma di fatto nel 1928 i Comuni di San Pietro (oggi San Pier Fedele) e di Caridà sono stati unificati (insieme ad altre contrade) prendendo in nome di San Pietro di Caridà, in chiara relazione con San Pietro aCaridà. Ossia San Pietro unito “a” Caridà.
“San Pietro a Caridà” anagramma di “Pastore in Arcadia”
L’anagramma di quest’ultima definizione è proprio “Pastore in Arcadia”.
Questo è anche il titolo (declinato al plurale per il numero degli astanti) di un’opere di Nicolas Pussin del 1650.

Il dipinto riprende tre pastori ed una figura femminile che osservano un sarcofago sul quale è incisa la frase “Et in Arcadia Ego”. L’Arcadia è il luogo fantastico legato al mito dell’immortalità e del Graal. Ma è, inoltre, una regione storica dell’antica Grecia ed un importante movimento letterario del XVII/XVIII secolo.
Inoltre, l’anagramma della sola parola “Arcadia” è “a Caridà” come intuito da Cinzia Lamberti ma rivelato da Anna Monteleone, una sua amica e residente nel medesimo paese.
La “direttrice” e la Metafora del Graal
Anche la Lamberti possiede una riproduzione dei Pastori in Arcadia di Pussin. Lei ha anche individuato, nel dipinto, una similitudine dei monti raffigurati nello sfondo con quelli che circondano la Vallata dello Stilaro, ex Regio Demanio di Stilo. Ricordiamo che fu proprio in questa area che la famiglia Lamberti sviluppò una fiorente attività imprenditoriale. Ed è in quella area che Cinzia Lamberti ha scoperto la direttrice che ha definito la Metafora del Graal.

Pussin è seppellito nella Basilica di San Lorenzo in Lucina. Sulla sua lapide è riportato un bassorilievo che rappresenta il celebre dipinto

Il tema dei Pastori in Arcadia è stato trattato per primo dal Guercino che intorno al 1618-22 realizza l’opera “Et in Arcadia Ego”.

La seconda direttrice e San Pietro di Caridà
Nel libro “Arcadia-la vera storia del Santo Graal” di Piero Ragone, vengono analizzate le due opere. Lo studioso riconduce le osservazioni a Renne le Chateau. Ciò che osserva Ragone è un collegamento fra luoghi. Gerusalemme e la Cattedrale di Renne le Chateau ove si sostiene sia stata sepolta Maria Maddalena. Ed ecco che tracciando una direttrice, che possiamo definire la seconda direttrice, fra il Santo Sepolcro a Gerusalemme e la Cattedrale di Renne le Chateau, si passa proprio per San Pietro di Caridà. Coincidenza? La direttrice passa anche per l’Arcadia, attualmente situata nella penisola del Peloponneso, in Grecia.

Più nel dettaglio riportiamo la sequenza della distanza fra i due luoghi menzionati. Da Torre Magdala, a Renne le Chateau, fino al Santo Sepolcro a Gerusalemme.

La seconda direttrice passa anche per il castelletto di San Fili, già attraversato dalla Metafora del Graal.

Gli studi di Ragone si ritrovano in altri libri scritti precedentemente. Uno dei primi è “La rivelazione dei Templari”, di Lynn Picknett e Clive Prince, del 1998. Anche qui gli autori si soffermano sulle due opere che rappresentano i Pastori in Arcadia e la scritta “Et in Arcadia ego”. Una scritta che sarebbe anche comparsa su una lapide presente nei giardini attorno la cattedrale di Renne le Chateau. Ed ecco che questa frase si ripete e si ricollega a dei luoghi che se collegati inducono ad una profonda riflessione sui luoghi del Graal.
I “monaci calabresi”, Ursus e le Crociate
Ancor prima vi è il libro “Il Santo Graal”, di Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, prima edizione stampata nel 1982. Da questi testi ha poi tratto ispirazione Dan Brown per il suo “Codice da Vinci”. In particolare, gli autori si soffermano su un gruppo di monaci calabresi, «capeggiati da un certo Ursus», nome associato alla stirpe merovingia[4]. Tra loro c’era anche Pietro l’Eremita, considerato uno dei principali ispiratori delle “crociate”. Intorno al 1090 questo gruppo di monaci partì dalla Calabria per recarsi direttamente a Gerusalemme[5].
Pertanto, gli anagrammi possono non essere solo una curiosa coincidenza, piuttosto possono rappresentare un segnale o un indizio.
[1] https://www.centrosud24.com/villa-caristo-calabria/
[2] Galileo n. 271, 2024, Anno XXXVI, pagg. 17 e seguenti
[3] Pagg. 122 e seguenti del libro “34%”
[4] Pag. 134 de “Il Santo Graal”
[5] Pag. 135 de “Il Santo Graal”