di Maria Pia Russo
Un post, un commento e un legame che supera i confini. È quello che si è creato tra Mario Murdolo, voce e memoria viva dei nostri paesi, e Susana Beatriz Masci, madre di Enzo Ciminelli, giovane argentino che ha scelto di vivere a Pazzano. Un legame nato sui social, alimentato da parole sincere, rispetto reciproco e un grande amore per le proprie radici. Abbiamo intervistato Mario per farci raccontare direttamente da lui questo toccante episodio.
Mario, qualche giorno fa hai ricevuto pubblicamente su Facebook un messaggio molto speciale dalla signora Susana Beatriz Masci. Com’è stato leggerlo?
È stato qualcosa che mi ha profondamente commosso. Non me lo aspettavo. Le sue parole sono arrivate dritte al cuore, perché dette con sincerità e affetto. Ancora oggi, se ci penso, mi emoziono. Non capita spesso di ricevere attestati così veri, specialmente da chi vive dall’altra parte del mondo e ci conosce solo per sentito dire e per ciò che legge sui social.
Cosa ti ha colpito di più del suo messaggio?
Il fatto che una madre, lontana migliaia di chilometri dal figlio, trovi la forza e la voglia di ringraziare noi per l’accoglienza che abbiamo dato a Enzo. Susana è una donna di grande cultura – lavora nel settore bibliotecario e scolastico – e ha scritto parole piene di sensibilità, affetto e anche di lucidità storica. Ha fatto un’analisi del fenomeno migratorio che mi ha colpito: ha detto che con Enzo si chiude un ciclo, quello dell’emigrazione italiana verso l’Argentina, e se ne apre uno nuovo, quello del ritorno.
Hai voluto condividere il suo commento integralmente. Perché?
Perché è giusto che tutti leggano. Le sue parole sono vere, sentite, nobili. E voglio che siano un esempio. In un tempo in cui spesso si parla di immigrazione con diffidenza o paura, la storia di Enzo e Marianela dimostra il contrario: che è possibile integrarsi, trovare casa, famiglia, futuro. Loro non hanno legami di sangue con Pazzano o Bivongi, eppure sono diventati parte della nostra comunità, simbolo di un’immigrazione positiva.
Com’è stato l’inserimento di Enzo nel paese?
Immediato. È un bravo ragazzo, educato, rispettoso. Ed è anche un ottimo calciatore: appena arrivato si è inserito nella nostra squadra, il Bivongi-Pazzano, e questo ha facilitato il suo ingresso nel tessuto sociale. Poi è tornato per un periodo in Argentina, ha salutato la sua famiglia, ed è tornato con la sua fidanzata Marianela, una ragazza splendida che ha trovato subito lavoro e che si è innamorata dei nostri luoghi. Tutto questo ci rende orgogliosi.
Susana ti ha ringraziato anche per l’affetto che mostri nei confronti di suo figlio. Ti va di condividere un passaggio delle sue parole?
Certo, con piacere. Ha scritto: “Ringrazio te, Mario, e la tua famiglia e i tuoi amici per la vostra ospitalità e protezione… che Dio vi benedica sempre.” Ma anche: “Mio figlio Enzo ha avuto la fortuna di incontrare persone meravigliose e accoglienti in quel bellissimo posto della Calabria da cui proviene anche il mio sangue.” Non ho ricevuto mai nella mia vita un riconoscimento così profondo. Anche se ho fatto tanto bene, parole così vere e colme di gratitudine non mi erano mai state rivolte.
Ti senti arricchito da questo incontro, anche se solo virtuale?
Senza dubbio. Susana, pur non conoscendomi di persona, è entrata nel mio cuore. Ringrazio Dio – e come dico spesso, la Madonna Mamma Nostra – per avermi fatto incontrare, anche solo virtualmente, una donna così speciale. E spero un giorno di poterla abbracciare di persona. Sarebbe un onore.
Un messaggio, infine, a Enzo, Marianela e alla signora Susana?
Grazie a voi. Perché siete testimoni viventi di cosa può nascere dall’accoglienza, dal rispetto, dall’amicizia tra popoli. La vostra presenza qui è un dono. Siete parte della nostra comunità, ormai. E noi ne siamo fieri.
Una storia semplice e straordinaria, che ci ricorda come a volte bastino le parole – se dette col cuore – per costruire ponti tra le persone e i continenti.