Ferula communis: tra mito, artigianato e veleno

La ferula è all’artigianato ciò che il fuoco è all’antropologia. Da millenni, l’uomo ne utilizza il fusto secco come strumento di lavoro, ben prima che nascesse la scrittura. Insieme a giunchi, vimini e bambù, ha reso possibile lo sviluppo di un artigianato complesso. Ancora oggi, in alcune regioni d’Italia, si realizzano con la ferula sgabelli, sedie, cesti e gabbie, caratterizzati da solidità e leggerezza straordinarie.

Il suo lungo stelo cavo è riempito di un midollo spugnoso. Non a caso, secondo il mito, fu proprio dentro una ferula che Prometeo nascose il fuoco rubato agli dèi per donarlo agli uomini. Un furto che gli costò una punizione crudele: incatenato a una montagna, ogni giorno un’aquila gli divorava il fegato, che durante la notte si rigenerava.

«Con acqua e terra Prometeo plasmò gli uomini e donò loro il fuoco, che celò in una ferula, di nascosto da Zeus.»

(Apollodoro, I miti greci I,7,1)

Ma la ferula nasconde anche un lato oscuro. Tossica, contiene composti cumarinici che, se dimerizzati, diventano potenti anticoagulanti. Il suo veleno provoca emorragie, mettendo in pericolo soprattutto gli animali da pascolo, che possono ingerirla involontariamente tra i foraggi. Il “mal della ferula” era infatti temuto dagli allevatori, poiché poteva decimare intere mandrie.

Per l’uomo, il rischio sta nella sua somiglianza con il finocchio selvatico, da cui si distingue solo per l’assenza dell’aroma caratteristico. Tuttavia, proprio nel microclima creato sotto le sue foglie piumate, cresce un ospite prelibato: il Pleurotus eryngii, un fungo saporito e ricercato.

Il genere Ferula comprende una ventina di specie, alcune delle quali hanno avuto un ruolo significativo nella storia. La Ferula gummosa produce il galbano, una resina fortemente aromatica usata fin dall’Antico Egitto per le imbalsamazioni e oggi impiegata in profumi celebri, come Égoïste di Chanel. La Ferula assa-foetida, invece, un tempo apprezzata nella cucina mediterranea, è ancora oggi utilizzata nella gastronomia indiana per il suo aroma simile all’aglio, ma con sfumature di pepe nero.

Tra mito, utilità e pericolo, la ferula resta una pianta che ha attraversato la storia dell’uomo, lasciando il suo segno tanto nell’artigianato quanto nella leggenda.

Pubblicato da Tele Montestella

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