Sant’Agata (R C), un paradiso immerso nella magia del momento

Il borgo antico.

Tra gli anfratti, i tramezzi e i parapetti, là dove il tempo non ha trovato il tempo per scorrere, e l’eccezionale connubio tra l’essenza e le circostanze (imprecisabili profumi, suoni e schiamazzi sconnessi e lontani) evoca tutto ciò che di inderogabile c’era una volta nel borgo; ebbene, tra questo continuo combinarsi e scombinarsi di cause e d’effetti, come straripata dal più radicato dei far del giorno, si smaschera l’arte. È la più acclarata delle straordinarietà questa, anzi la più straordinaria delle straordinarietà. Ed è là che si confronta e si ripete ogni giorno attraverso il continuo evolversi dell’esistenza; là al cospetto e agli occhi di tutti.

E poi c’è l’ arte. Un’arte che si identifica mediante molteplici forme e aspetti: dai murales singolari di Sposari e di Antonio Zappia alle creazioni in ferro di Antonio Scarfone a quelle in cemento di altri artisti.

E poi ancora i due musei, quello “Delle cose perdute” e quello “Degli artisti santagatesi”. Il primo allestito da Antonio Scarfone, dove oggetti e suppellettili, un tempo mezzi di sostentamento, ritrovano collocazione in questo inizio di secolo quasi per dare testimonianza di un’era che, seppure discostata da quella attuale, ha dato corso alla stessa.

Il secondo, annovera le opere di Fàbon, Alba Dieni, Stefano Germanò, Antonio Scarfone, Vincenzo Baldissarro, Antonio Zappia, Vincenzo Scarfone, Antonio Melina.

C’è poi la casa di Saverio Strati, trasformata anch’essa in una sorta di museo che rimembra la carriera letteraria dello scrittore e i punti determinanti della sua infanzia trascorsa a Sant’Agata.

Poco distante, in contrada Iemallo e più precisamente a Cernico, impera invece l’arte sublime di un altro figlio del piccolo centro aspromontano.
Si tratta delle opere scultoree di Vincenzo Baldissarro. Questo diletto figlio di Calabria è riuscito, con soli scalpello e martello, a trasferire le sue emozioni e la sua incomparabile arte all’esterno e anche all’interno di un’enorme roccia. Ci troviamo di fronte a dei capolavori destinati a diventare immortali, forse un po’ come eterni testimoni di un mondo dove mitologia e realtà giornaliere si sposano per dare continuità a ciò che estro, fantasia e volontà riescono, attraverso la miracolosa mano di un uomo, a realizzare.

Un autentico viaggio nel mondo dell’arte e della cultura insomma, incline a placare la sete degli appassionati certamente.

Articolo di Francesco Marrapodi

Pubblicato da Tele Montestella

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