Alla seduta odierna del Consiglio Comunale, mio malgrado, sono costretto a non partecipare. Il motivo della mia protesta è semplice: con la promulgazione del provvedimento del Sindaco n. 1178 del 10.02.2025, che limita l’espletamento del mandato istituzionale a sole due ore al mese, è venuta meno l’agibilità politico-democratica.
Tale disposizione è in evidente contrasto con la legislazione vigente e con il regolamento comunale, che prevede accessi settimanali e non due ore al mese. Solo in una successiva nota stampa il Sindaco ha giustificato il provvedimento con la necessità di non intralciare gli uffici, già oberati di lavoro e in alcuni casi sotto organico. Tuttavia, nessun funzionario ha mai formalmente lamentato tali interferenze.
In risposta al provvedimento, i due gruppi consiliari di opposizione, in data 11.02.2025 (prot. n. 1228), hanno trasmesso al Sindaco e, per conoscenza, alla Segretaria Comunale, la richiesta di annullamento dell’atto, sottolineando che il regolamento comunale prevede accessi settimanali. Il provvedimento stabilisce invece che l’accesso agli atti è consentito solo il primo e il terzo venerdì di ogni mese, dalle ore 13:00 alle 14:00, senza alcuna chiara motivazione.
Il 18.02.2025 (prot. n. 1418), la Prefettura di Reggio Calabria, nella persona del dott. Silvio Campolo, ha chiesto chiarimenti in merito al provvedimento adottato. In risposta, il Sindaco ha dichiarato che la misura era necessaria per evitare interferenze quotidiane con l’attività degli uffici, già sotto organico, e per permettere la predisposizione degli atti necessari all’approvazione del bilancio di previsione entro il 28 febbraio 2025. Solo in questa sede è stata chiarita la temporaneità del provvedimento, non specificata nel testo originale, che aveva invece carattere generale.
Mi permetto di ribadire che nessun consigliere ha mai intralciato gli uffici. Di quali interferenze quotidiane si parla? La normativa è chiara: non si possono imporre restrizioni arbitrarie al diritto di accesso agli atti dei consiglieri comunali, salvo i limiti previsti dal TUEL e confermati da giurisprudenza e dal Ministero dell’Interno.
Limitare l’accesso agli atti a sole due ore al mese, quando il regolamento parla di giorni settimanali, significa ostacolare il diritto di informazione e controllo dei consiglieri comunali, sia di maggioranza che di opposizione. Il Sindaco ha dichiarato che il provvedimento è dettato da esigenze contingenti, ma tale carattere non è stato chiarito nel testo, né il provvedimento è stato ancora ritirato.
Mi auguro che il Consiglio Comunale si renda conto della gravità di tale atto. Voglio credere che si sia trattato di un errore iniziale dovuto alle difficoltà della prima fase amministrativa. Tuttavia, la difesa ad oltranza di questa decisione dimostra una scelta deliberata, e questo è ancora più grave.
Sul piano politico-istituzionale, il gruppo “MO’ Si Cambia” rappresenta il 10,35% della popolazione di Monasterace, mentre il gruppo dell’altra minoranza il 39,58%. Insieme, queste forze politiche rappresentano circa il 50% della cittadinanza. Mi chiedo: il Sindaco e la maggioranza intendono davvero comprimere i diritti delle minoranze consiliari limitando a due ore al mese il diritto di accesso agli atti?
Spero in una seria riflessione e in un passo indietro. Se si tratta davvero di un provvedimento temporaneo, è giunto il momento di correggerlo e annullarlo, ripristinando la piena agibilità democratica per tutti i consiglieri. Sbagliare è umano, ma perseverare sarebbe un errore grave.
Questa mia posizione non è un atto di scontro, ma una battaglia di civiltà giuridica e politica, a tutela dei consiglieri di oggi e di domani. Per questo motivo, insieme all’altro gruppo di minoranza, abbiamo chiesto udienza al Prefetto di Reggio Calabria, in attesa di essere ricevuti.
Invito il Sindaco ad annunciare in questa seduta il ritiro del provvedimento, già parzialmente corretto nella risposta alla Prefettura del 19.02. Mi auguro che si possa ripristinare un confronto civile e costruttivo tra maggioranza e minoranza. Il mio impegno resta rivolto al bene del paese, come ho dimostrato sin dall’inizio di questa legislatura.
Sul Bilancio di Previsione 2025-2027
Per quanto riguarda l’ordine del giorno odierno – l’approvazione del Bilancio di Previsione 2025-2027 – non possiamo esprimere il nostro consenso. In particolare, la mancata costituzione della Commissione Bilancio ha impedito una discussione preventiva sul tema.
Inoltre, non condividiamo la scelta di affidare alla società privata Gestitalia Srl il recupero degli arretrati IMU, TARI e Acqua. Tale società incasserà il 6% delle somme recuperate, con l’obiettivo di verificare e recuperare gli omessi versamenti.
Nei mesi scorsi avevo più volte suggerito soluzioni alternative, senza ricorrere a soggetti privati. Il rischio, affidandosi a un’azienda privata, è che si adottino misure coercitive come il prelievo forzoso o il fermo amministrativo dell’auto, colpendo cittadini già in difficoltà economica.
In una fase storica in cui anche lavoratori dipendenti e pensionati faticano ad arrivare a fine mese, avremmo dovuto adottare un fisco più vicino ai cittadini, prevedendo ad esempio una lunga rateizzazione (50-60 rate) per consentire anche alle fasce più deboli di regolarizzare la propria posizione senza subire conseguenze gravose.
Avevo proposto di rafforzare il servizio di riscossione interno, aumentando le ore di lavoro degli impiegati comunali e remunerandole con una quota delle somme recuperate, una soluzione certamente meno onerosa rispetto alla percentuale riconosciuta a Gestitalia.
Per queste ragioni, invitiamo la maggioranza a riflettere: la privatizzazione della riscossione rischia di generare danni sociali, mentre un servizio pubblico rafforzato avrebbe garantito un rapporto più equo con l’utenza.
Dichiariamo quindi la nostra ferma contrarietà alla privatizzazione della riscossione dei crediti arretrati.
Comunque, buon lavoro.
Il Capogruppo Consiliare
Palmiro Spanò