Da oltre 15 anni, migliaia di tirocinanti calabresi lavorano nelle pubbliche amministrazioni senza un contratto, senza contributi, senza ferie e senza alcuna tutela. Tribunali, scuole, beni culturali e comuni si reggono sul loro impegno quotidiano, ma lo Stato e la Regione Calabria continuano a considerarli lavoratori di serie B, lasciandoli in una condizione di perenne precarietà e ricattabilità.
La legge di bilancio 2025, propagandata come la soluzione per questo esercito di precari, è in realtà solo fumo negli occhi. Per gli under 60 è prevista una “dote” di 25.000 euro, sufficiente a garantire un contratto per appena un anno, scaricando poi il peso economico sugli enti locali, già duramente penalizzati dai tagli previsti dalla stessa manovra finanziaria. Per gli over 60, invece, l’ennesima beffa: un “sostegno economico” di 631 euro al mese fino alla pensione di vecchiaia, un importo appena superiore alla soglia di povertà e che condanna queste persone a un futuro di miseria.
Questa non è una soluzione, ma un’ulteriore conferma di come lo sfruttamento sia ormai un sistema consolidato, usato dalle istituzioni per mantenere migliaia di persone in una condizione di precarietà strutturale. I responsabili di questa vergogna sono tutti: ministri, parlamentari, consiglieri regionali, il presidente della giunta regionale e persino quei sindacati che hanno accettato questo ennesimo compromesso al ribasso.
Potere al Popolo Catanzaro denuncia con forza questo ennesimo atto di ingiustizia sociale e chiede l’immediata stabilizzazione di tutti i tirocinanti calabresi, con contratti a tempo indeterminato e pieni diritti lavorativi. Basta con le false promesse e le misure tampone: il lavoro va riconosciuto e tutelato, non sfruttato!