Il Pane Calabrese di Una Volta

Il pane calabrese tradizionale veniva preparato secondo antiche ricette tramandate di generazione in generazione. In passato, quando il lievito di birra non era disponibile, le donne utilizzavano “u liavitu” (lievito naturale), ottenuto lasciando inacidire un impasto di farina, acqua e sale. La farina di grano duro era macinata nei mulini locali.

Per alimentare il forno, si raccoglieva legna secca e asciutta, spesso composta da rami d’ulivo, tralci di vite o frasche provenienti dalle potature, tutto preparato con cura il giorno precedente.

Gli ingredienti si lavoravano nella maida, una cassapanca di legno dedicata alla preparazione del pane. Il lievito veniva sciolto in acqua tiepida, la farina setacciata con il crivu (setaccio) e il sale diluito in acqua. Le donne impastavano con forza ed energia, favorendo l’ingresso dell’aria nell’impasto per renderlo soffice e ben lievitato. Una volta ottenuta la giusta consistenza, l’impasto veniva suddiviso in panetti per creare le pitte (ciambelle) o i filuni (pagnotte), che venivano posti a lievitare su un ripiano, coperti da lenzuola e coperte.

Intanto si preparava il forno. La temperatura veniva valutata osservando i mattoni della cupola, che cambiavano colore in base al calore. Una volta raggiunto il giusto livello, si eliminava la brace e si puliva l’interno con un panno bagnato legato a una pala di legno, così da evitare che il pane si sporcasse.

Le pitte, più sottili, erano posizionate vicino alla bocca del forno poiché richiedevano tempi di cottura e lievitazione più brevi rispetto alle altre pagnotte. Una volta che il forno era pieno, veniva chiuso con un pannello di ferro per trattenere il calore.

Il pane veniva lasciato nel forno per alcuni giorni per diventare più duro, mentre le pagnotte più morbide venivano rimosse dopo circa un’ora. Una volta tolte dal forno con una pala di legno, venivano riposte in una cesta, avvolte in una tovaglia, per raffreddarsi. Dopo un paio d’ore, venivano separati e battuti per rimuovere eventuali residui di cenere. Conservato in luoghi freschi e asciutti, il pane calabrese si manteneva per un mese senza perdere il suo gusto inconfondibile.

Pubblicato da Tele Montestella

Rete web televisiva della Vallata dello Stilaro con sede a Pazzano (RC). Tele Montestella arriva sui social 2010 diventando poi una pagina Facebook nell’aprile 2013 ma possiamo dire che l’idea e le prime iniziative di informazioni nascono 1982. Un giovane Antonio Russo, ora presidente dell’Associazione Radio Tele Montestella Web”, iniziò ad appassionarsi al mondo delle comunicazioni quando suo padre Ciccio Russo comprò la sua prima telecamera. Da lì inizio una ricca documentazione sulla Vallata dello Stilaro ed oltre, cimentandosi anche nella realizzazione di Radio arrivando a creare il primo canale televisivo Tele Montestella. Oggi la comunicazione si è spostata sui social, sono cambiati i mezzi ma l’obiettivo è uguale: informazione e valorizzazione della nostra Vallata dello Stilaro e di tutta la Calabria, condividendo con voi la bellezza, le tradizioni e tutto ciò che questa terra ha da offrire.

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