Il 27 gennaio di ogni anno si celebra la Giornata della Memoria, una ricorrenza fondamentale per ricordare la tragica e vergognosa pagina della storia rappresentata dall’Olocausto. La data è stata scelta in memoria del 27 gennaio 1945, giorno in cui le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, rivelando al mondo l’orrore e la crudeltà del genocidio nazista.
L’Italia, in linea con la decisione dell’ONU, ha riconosciuto ufficialmente questa giornata per commemorare le vittime della Shoah, lo sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali, la persecuzione italiana degli ebrei e le tante vite spezzate nei campi di concentramento. È un momento di riflessione dedicato anche ai cittadini italiani deportati, imprigionati e uccisi.
Ogni anno, in questa occasione, numerosi comuni italiani e istituzioni nel mondo organizzano cerimonie, incontri e iniziative di sensibilizzazione, con un coinvolgimento significativo delle scuole. È fondamentale che le nuove generazioni conoscano le atrocità dell’Olocausto per acquisire la consapevolezza necessaria affinché simili tragedie non si ripetano mai più.
Questa giornata assume un valore ancora più personale e indimenticabile per me, poiché mio suocero fu deportato giovanissimo in un campo di sterminio. Sottoposto a lavori durissimi in condizioni di estrema debolezza a causa della denutrizione, sopravvisse grazie ai bombardamenti delle truppe sovietiche. Tornò a casa in condizioni disperate, tanto che i suoi familiari lo riconobbero a stento. Qualche anno fa, la Prefettura di Firenze gli ha conferito una medaglia alla memoria, un simbolo prezioso di riconoscimento per le sofferenze subite.
L’Olocausto rappresenta senza dubbio l’evento più atroce, sanguinoso e aberrante della storia dell’umanità, capace di colpire anche i più innocenti, come donne e bambini. Auspico che le iniziative del 27 gennaio riescano a riaffermare il ripudio della guerra come mezzo per risolvere conflitti e ci ricordino l’importanza del dialogo, della diplomazia e della ragione come strumenti di pace e comprensione reciproca.
Ricordare è un dovere, affinché l’umanità non commetta mai più gli stessi errori.
Articolo di Mario Murdolo