Il pianto dei familiari della ventinovenne Giulia Tramontana, uccisa brutalmente con 37 coltellate, ha accompagnato la lettura della sentenza. Nel giorno della Giornata contro la violenza sulle donne, per l’efferatezza e la crudeltà del crimine, Impagnatiello è stato condannato alla massima pena dell’ergastolo. Il fatto, che ha scosso e turbato tutti, è stato di una crudeltà e bestialità inaudite e ripugnanti, anche perché commesso su una compagna indifesa al settimo mese di gravidanza. La sua irrefrenabile follia, il suo incomprensibile odio e disprezzo per la vita umana gli hanno fatto perdere la testa. Neanche il pensiero che con Giulia moriva anche una piccola bambina innocente, che di lì a poco doveva nascere, è riuscito a fermare la sua mano omicida.
Neanche le bestie più feroci della giungla arrivano a compiere azioni così atroci e crudeli. Ed è per questo che la mano dei giudici è stata così pesante e giusta, aggiungendo all’ergastolo la pena di 3 mesi di isolamento diurno, altri 7 anni di reclusione e il risarcimento di 200 mila euro ciascuno per i genitori e 150 mila euro a testa per il fratello e la sorella, considerando anche le aggravanti di occultamento di cadavere e interruzione di gravidanza.
Spero che il sacrificio e la morte di Giulia servano a tante altre donne per capire che, alla minima avvisaglia di violenza, devono denunciare e così evitare di fare la fine di questa povera ragazza. Esiste il numero apposito 1522, creato per prevenire atti di questo genere.
Articolo di Mario Murdolo