Nel cuore dell’Aspromonte, nel piccolo borgo di Sant’Agata del Bianco, una leggenda millenaria riecheggia ancora oggi tra i boschi. La storia narra di due sirene che, per sfuggire all’ira di Poseidone, si rifugiarono nell’altopiano di Campolico dopo aver salvato una fanciulla dalle brame del dio del mare. Esauste, le creature si addormentarono, ma furono trasformate in pietra, diventando simboli di sacrificio e testimoni silenziose del loro amore per l’umanità.

È proprio questa leggenda che ha ispirato l’opera dello scultore autodidatta Vincenzo Baldissarro, nato in una famiglia di pastori. Cresciuto tra le montagne dell’Aspromonte, Vincenzo ha appreso l’arte dell’intaglio dal padre, abile artigiano che costruiva i propri attrezzi. Dalla lavorazione del legno, Baldissarro è passato a quella della pietra, scolpendo direttamente nella roccia opere che sembrano fondersi con la natura circostante. Tra queste, spicca la scultura “Le sirene dormienti”, un omaggio alle protagoniste della leggenda locale.
Nella sua proprietà a Iemallo, a poca distanza dal centro di Sant’Agata del Bianco, Baldissarro ha creato un universo di sculture che vanno oltre la semplice estetica. L’effige di un cavallo, la figura di una donna e un enorme piede di gigante sembrano emergere dalla terra stessa, come se fossero sempre state lì, in attesa di essere svelate. Ogni opera racconta una storia e contribuisce a trasformare questo angolo dell’Aspromonte in un luogo magico, dove arte e natura si fondono in un’unica espressione di bellezza.

Sant’Agata del Bianco è oggi al centro di un progetto di rinascita culturale e artistica, fortemente voluto dal sindaco Domenico Stranieri. Il borgo, che ha già guadagnato il titolo di “paese degli artisti”, sta vivendo un processo di rigenerazione attraverso l’arte, coinvolgendo non solo Baldissarro ma anche altri artisti, attratti dalla bellezza incontaminata e dall’atmosfera suggestiva del luogo. Questo progetto si inserisce in un più ampio movimento di restanza, un concetto coniato dall’antropologo Vito Teti, che descrive la capacità di resistere e rigenerarsi, senza abbandonare le proprie radici.
L’opera di Baldissarro, con la sua capacità di far rivivere leggende antiche e di creare bellezza dalla roccia, si inserisce perfettamente in questo contesto. Le sue sculture non sono solo opere d’arte, ma rappresentano un legame profondo con la terra e le tradizioni di un luogo che, pur essendo periferico, custodisce un patrimonio inestimabile di storie, miti e creatività.
Sant’Agata del Bianco, con le sue “sirene dormienti” e le altre meraviglie scolpite nella roccia, diventa così un simbolo di resilienza, dove l’arte non solo decora il paesaggio, ma lo arricchisce di significato, mantenendo vive le tradizioni e aprendo nuove prospettive per il futuro.

(Foto di Maria Pia Russo)