Le brigantesse, altrettanto feroci degli uomini, si distinsero per la loro abilità con coltello e fucile. Dotate di coraggio e determinazione, furono figure passionarie, eroiche, ma anche crudeli e indipendenti, spesso trasformando la loro libertà anche nell’ambito sentimentale.
Se il brigantaggio rappresentava una forma di reazione politico-sociale all’oppressione, le brigantesse furono precursori nella ribellione contro la subordinazione delle donne partenopee, lottando per il riscatto dei propri figli e uomini e per il progresso del Mezzogiorno.
Queste donne non si limitarono a occuparsi solo dei fornelli o del letto, ma furono attive e protagoniste in una vera e propria rivoluzione, combattendo sui monti, nei villaggi, nelle piazze e nei tribunali.
Nonostante le sevizie, gli stupri e le crudeltà subite dal nemico, affrontarono il martirio con dignità, lasciando testimonianze indelebili della loro forza e coraggio.
Il loro eroismo conquistò l’ammirazione delle popolazioni del Sud Italia, lasciando un’eredità che le ha rese protagoniste di una sconfitta epocale e di un’unione amara.
Molte brigantesse sono rimaste nell’anonimato, mentre altre sono state ricordate come figure simboliche di una battaglia disperata per la libertà. Tra di esse, Luigia Cannalonga, Maria Rosa Marinelli, Marianna Corfù, Giovanna Marinini, Marianna Cufù, Chiara Nardi, Filomena Pennacchio, Arcangela Cotugno, Elisa Bettacci, Teresa Ciminelli, Filomena Pennarulo, Luigina Vitale, Giovanna Tito, Maria Lucia Nella, Maria Consiglia, Fiomena di Pote, Maria Orsola D’Acquisto, Carolin Casale, Maria Pelosi, Rosa Giuliani, Michelina De Cesare.