Il fenomeno del brigantaggio ha radici antiche nella storia della Calabria, risalenti all’epoca romana, come documentato fin dai tempi di Spartaco (Misasi, 1900). Il termine “brigante” è stato ampiamente utilizzato per descrivere individui violenti, autori di saccheggi, e ribelli, e il territorio aspromontano, fino alle Serre, conserva numerosi segni di questo fenomeno nel corso dei secoli.
I boschi e le campagne dell’Aspromonte fornivano rifugio sicuro per i briganti, che vivevano in queste aree tra un raid e l’altro. Il brigantaggio era diffuso sin dal VI secolo a.C., con bande di delinquenti comuni impegnate nel saccheggio dei viandanti. Con l’avvento del sistema feudale, emerse anche il “brigantaggio feudale”.
Il brigantaggio in Calabria fu aggravato dalla persistenza del feudalesimo fino al XIX secolo, unito alla povertà estrema dei contadini e alla morfologia del paesaggio calabrese, ricco di montagne, grotte e dirupi, che favorivano la fuga e la sopravvivenza dei briganti.
Durante il periodo postunitario, il brigantaggio raggiunse proporzioni enormi, diventando una vera e propria guerra civile tra l’esercito piemontese e i briganti, con gravi conseguenze per la popolazione civile.
Numerose bande di briganti operavano tra l’Aspromonte e le Serre, capeggiate da nomi che sono passati alla storia. Anche dopo la fine del brigantaggio postunitario, figure come quella del celebre brigante Musolino, “Re dell’Aspromonte”, continuarono a essere oggetto di approvazione e simpatia popolare.
Il territorio tra l’Aspromonte e le Serre è stato oggetto di studio per individuare i percorsi e i nascondigli dei briganti. Figure leggendarie come Spartaco, Nino Martino e Francesco Moscato hanno lasciato un segno indelebile nella memoria popolare.
Documenti storici e segnalazioni testimoniano l’ampia diffusione del brigantaggio in queste aree, con avvistamenti e episodi riportati anche in documenti d’archivio. Il brigantaggio rappresentava una minaccia costante per la popolazione e le autorità dell’epoca, richiedendo misure drastiche per contrastarlo.