La Calabria e la Basilicata richiamano gli emigranti e i loro discendenti per restituire memorie, storie, identità. È il turismo delle radici, delle origini, del ritorno, turismo ancestrale o genealogico, praticato da viaggiatori nostalgici e sentimentali: un fenomeno in crescita intorno al quale si stanno mobilitando istituzioni e operatori per proporre un’offerta sempre più strutturata.
Sonia Ferrari, docente all’Università della Calabria e esperta nel destination marketing legato al richiamo in patria delle comunità di italiani nel mondo, ha studiato il trend, vagliando bisogni e aspettative dei roots tourist. Dalla sua indagine, condotta insieme a Tiziana Nicotera, ricercatrice presso Unical, è nato il “Primo rapporto sul turismo delle radici in Italia” (Egea editore), un testo che è diventato come una bibbia per gli addetti ai lavori, tradotto in inglese e in spagnolo. «Se è vero che ancora non abbiamo dati statistici sui flussi – spiega Ferrari – siamo però in grado di dire che in molti borghi le presenze dei turisti delle radici sono il doppio rispetto ad altre tipologie. E stanno diventando una leva di sviluppo del territorio, soprattutto in quei centri che rischiano lo spopolamento».

Spartenze, restanze, ritornanze: su questo tema si confrontano filosofi, antropologi ed esperti di fenomeni migratori, tra cui Vito Teti e Giuseppe Sommario. La discussione non si limita all’industria del turismo, ma coinvolge profondamente il tessuto sociale, il rilancio dei borghi e, di conseguenza, l’economia. Sonia Ferrari, docente all’Università della Calabria e esperta di destination marketing per le comunità italiane nel mondo, evidenzia che la questione ha importanti riflessi, specialmente attraverso gli acquisti dei prodotti nostalgici, in particolare quelli agroalimentari. Questi acquisti contribuiscono a mantenere vivo il ricordo dei luoghi d’origine anche dopo il viaggio, generando un impatto duraturo sulla memoria e sulla cultura locale.
Anche il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale segue con interesse l’evoluzione del fenomeno del turismo delle radici. Questo interesse si è concretizzato nel supporto alla pubblicazione del Rapporto redatto da Ferrari e Nicotera, con una particolare attenzione alla prima analisi degli utenti concentrata sull’Argentina, che ospita la più vasta comunità di italiani nel mondo.
Al fine di promuovere attivamente questo nuovo modello di turismo, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha lanciato un bando sulla valorizzazione dei territori, destinando 200mila euro a regione e mettendo al centro i “roots tourist” e le comunità locali. Il 2024 è stato designato come l’anno del “turismo delle radici” per consolidare la crescente domanda di viaggi in Italia da parte dei connazionali nel mondo.
Il progetto “Paesi e Radici” è risultato vincente in Basilicata, ottenendo il punteggio più elevato a livello nazionale nell’avviso pubblico della Farnesina. Questo progetto è stato definito come un notevole sforzo di squadra, guidato dal Centro Studi Internazionale dei Lucani nel Mondo e supportato da oltre 80 partner, creando una rete associativa di servizio sotto lo slogan di “Ri-tornanze e Re-stanze”.